Tiziano Ferro, I Sansoni, Monica Cirinnà, Laura Boldrini per Arcigay Palermo

Tiziano Ferro, I Sansoni, Monica Cirinnà: personalità dello spettacolo e della politica si mobilitano per Arcigay Palermo

Il 2020, in occasione del 40esimo anniversario della fondazione di Arcigay a Palermo, avrebbe dovuto essere un anno di attività e celebrazioni rese impossibili dall’episodio pandemico: tutto si sposta online, compresi gli interventi di personalità note e del tessuto attivo che tra gli auguri di buon compleanno si schierano in sostegno dell’associazione promuovendo la raccolta fondi “Il nostro orgoglio al Massimo”.

Guarda il video di Tiziano Ferro
Ci sono tantissime persone che soffrono e hanno tantissimo bisogno di supporto: ci pensa Arcigay Palermo” Così il cantautore Tiziano Ferro chiama al dono in favore di uno spazio sicuro che non può e non deve chiudere i battenti: nel 40esimo anniversario dalla nascita di Arcigay a Palermo si mobilitano attivisti e attiviste, volontari e volontarie ma anche personalità del mondo della politica come Laura Boldrini e Monica Cirinnà, volti noti del panorama  musicale come Tiziano Ferro e dello spettacolo come I Sansoni che attraverso dei brevi video augurano buon compleanno all’associazione e si schierano in sostegno della raccolta fondi “Il nostro orgoglio al Massimo”. I video sono condivisi sui canali social di Arcigay Palermo oltre che attraverso i canali ufficiali di chi ha voluto sostenere la raccolta fondi che avrebbe dovuto essere sviluppata soprattutto nel corso di incontri, attività e celebrazioni ma che a causa della pandemia è stata trasformata in un’esperienza di attivismo online. “Abbiamo spostato sulle piattaforme online il racconto collettivo del lavoro di Arcigay con la voce delle persone che hanno attraversato gli spazi dell’associazione – spiega Marco Ghezzi, presidente di Arcigay Palermo – persone a cui in qualche modo Arcigay ha dato voce negli ultimi 40 anni aprendo spazi ai diritti di tutte e tutti: adesso è Arcigay, per la prima volta, a chiedere aiuto”.

Non avendo potuto organizzare eventi di autofinanziamento la sede di Arcigay Palermo è a rischio: è a rischio la casa di tante persone che nelle Officine Arcobaleno “Giuseppina Cacciatore” possono essere sé stesse. È a rischio la sede di La Migration, sportello di sostegno legale e psicologico di Arcigay Palermo che aiuta le persone migranti Lgbt+ nell’iter di richiesta di protezione internazionale, ma anche la sede di test rapidi, anonimi e gratuiti per Hiv e altre infezioni sessualmente trasmissibili (oltre 5mila negli ultimi tre anni). Questo è anche il luogo in cui si svolgono gratuitamente formazione e counseling oltre a incontri politico-assembleari e momenti di socialità e aggregazione. Tra le altre attività in corso alle Officine Arcobaleno c’è l’allestimento di una biblioteca, l’unico archivio storico Lgbt+ in Sicilia, che oggi conta già seicento volumi. Non soltanto il canone d’affitto e le utenze del piccolo ma importante spazio in via Rosa alla Gioiamia, alle spalle della Cattedrale: con i fondi recuperati si andrà a finanziare anche un importante progetto dedicato alle scuole, che spesso sono luoghi di discriminazione e disagio come emerge da uno studio di Arcigay stessa e avvalorato dai ricercatori dell’Università di Milano Bicocca, che registra tendenze suicide in un adolescente Lgbt su 4 e depressione su due adolescenti su 4. Dati che in relazione alle persone trans si raddoppiano: a pensare di porre fine alla propria esistenza sono due adolescenti trans su 4. “Riceviamo molte richieste di interventi nelle scuole, soprattutto da parte di studenti ma spesso anche da dirigenti e insegnanti – dice Ghezzi – il più delle volte accade però quando già il bullismo di matrice omotransfobica è radicato e si sono verificati episodi violenti e preoccupanti. L’intenzione è quindi di strutturare un Gruppo Scuola in Arcigay coinvolgendo insegnanti, studenti e attivisti che vogliono mettersi a disposizione per le attività nelle scuole”.

Nei video troviamo soci attivisti, volontari e personaggi vicini alla causa che augurano un buon compleanno ad Arcigay Palermo, riconoscendo che dopo quarant’anni l’associazione oggi è un patrimonio della città e dell’intera Italia: Arcigay Palermo è la più antica associazione LGBT italiana ancora in attività.

Hanno partecipato, fino a oggi, Monica Cirinnà, Senatrice della Repubblica italiana, prima firmatrice della legge che ha istituito le unioni civili. Laura Boldrini, Deputata ed ex Presidente della Camera dei Deputati. Sergio Lo Giudice, Presidente onorario di Arcigay e Senatore della Repubblica italiana, il cantautore Tiziano Ferro, il Presidente di Arcigay nazionale Luciano Lo Popolo e Segretario Generale Nazionale Gabriele Piazzoni, Vera Gheno, sociolinguista e traduttrice, Jennifer Guerra, scrittrice e giornalista, Tullio Prestileo, virologo e Dirigente Medico UOC di Malattie Infettive ARNAS Ospedale Civico-Benfratelli di Palermo e il duo comico I Sansoni.

Dona anche tu, supporta Arcigay Palermo!

12 novembre: Identità e tutela – Legge Zan e comunità LGBT

Giovedì 12 novembre, alle 16.00, parteciperemo insieme a Tlon ed al Palermo Pride all’incontro organizzato da UDU Palermo – Lettere “Identità e tutela – Legge Zan e comunità LGBT”.
L’incontro sarà visibile on line su Meet e nella pagina Facebook di Udu Palermo – Lettere.
Interverranno:
– Daniela Tomasino e Gaia di Salvo (Arcigay Palermo)
– Maura Gancitano e Andrea Colamedici (Tlon)
– Luigi Carollo e Pietro Pitarresi (Palermo Pride)
Moderano: Alessandro Anzalone e Adele Marcianò (Udu Palermo)

Evento su Facebook

Avviso: le attività si spostano on line

A seguito delle nuove misure restrittive per arginare la diffusione del COVID19 del DPCM in vigore, le attività in presenza di Arcigay Palermo sono temporaneamente sospese, ci sposteremo on-line.

In attesa del nuovo calendario delle attività ricordiamo che i nostri servizi restano attivi:



Il nostro orgoglio al massimo. Dona anche tu!

Il nostro orgoglio al massimo!
👉 Dona anche tu su Produzioni dal basso

🌈 Per Arcigay Palermo nel 2020 ricorre un anniversario importante: 40 anni di lotte, di passione, di orgoglio!

🤝 In un momento in cui avremmo voluto festeggiare con tutte le persone che sono state al nostro fianco ci troviamo invece a chiedere una mano per sostenere ancora una volta tutta la comunità.

✨ Stiamo affrontando un momento di grande difficoltà, abbiamo bisogno del vostro aiuto per continuare ad avere un luogo sicuro in cui portare avanti tutte le iniziative e i servizi e rilanciarli con nuovi obiettivi.

Rainbow Weekend: “Non passa lo straniero. Come resistere al discorso sovranista”



Rainbow Weekend di Arcigay Palermo: tre giorni per stare insieme, in sicurezza, senza rinunciare alla socializzazione, al confronto e al divertimento nel rispetto delle norme anti-covid. Appuntamento al circolo ARCI Tavola Tonda, all’interno dei Cantieri Culturali alla Zisa.

Venerdì 23, alle 19.00: presentazione del libro: “Non passa lo straniero. Come resistere al discorso sovranista (Edizione Villaggio Maori).

Con l’autore, Dario Accolla, dialogheranno:
Giorgia Listì (Forum Antirazzista Palermo)
Daniela Tomasino (Arcigay Palermo)

Il libro:
“Identità, tradizione, tradimento, nazionalità: il discorso sovranista è incentrato su brevi ed efficaci messaggi che affollano i social media e, in generale, buona parte della comunicazione mediata della nostra contemporaneità. Vocaboli che più frequentemente, negli ultimi anni, rimbalzano da luoghi istituzionali e politici a talk show. Slogan come «Prima gli italiani» entrano nelle nostre case, riuscendo a costruire agilmente una narrazione pericolosa, vicina a istanze xenofobe, omofobe, sessiste e in grado di minacciare la società democratica, politica e civile italiana. Non passa lo straniero analizza il linguaggio adottato all’interno della narrazione sovranista, svelandone trame, inesattezze e trappole argomentative: un lessico carico d’odio, in grado di mistificare la realtà e che non offre soluzioni. Come resistere dunque a questo tentativo di semplificazione di una verità più complessa? Dario Accolla fornisce gli strumenti per arginare la deriva di un narrazione manipolata, nutrita spesso da disinformazione e ingenuità. Tenendo sempre a mente che le parole sono importanti.”

L’autore: Dario Accolla è insegnante, blogger, attivista LGBT e saggista. Ha conseguito il dottorato in Filologia moderna presso l’Università di Catania ed è tra i fondatori di Gaypost.it. Collabora con Linkiesta.it e Il Fatto Quotidiano on line, dove ha un blog. Tra le sue precedenti pubblicazioni: “I gay stanno tutti a sinistra – Omosessualità, politica, società” (Aracne, Roma 2012), “Mario Mieli trent’anni dopo”, con Andrea Contieri (Circolo Mario Mieli, Roma 2013), la raccolta di racconti “Da quando Ines è andata a vivere in città” (Zona, Arezzo 2014), “Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile” (Villaggio Maori Edizioni, Catania 2015) e “Il gender: la stesura definitiva” (Villaggio Maori Edizioni, Catania 2017).

L’accesso è riservato ai/lle soc* di Arci e/o di Arcigay.
Sarà possibile fare o rinnovare la tessera.

NB: L’uso della mascherina ed il rispetto del distanziamento fisico sono obbligatorie.

23-25 ottobre: Rainbow weekend

Tre giorni per stare insieme, in sicurezza, senza rinunciare alla socializzazione, al confronto e al divertimento nel rispetto delle norme anti-covid e del DPCM del 18 ottobre 2020.

Venerdì 23, ore 19.00: Presentazione del libro: “Non passa lo straniero. Come resistere al discorso sovranista” (Edizione Villaggio Maori). Con l’autore Dario Accolla dialogheranno: Giorgia Listì (Forum Antirazzista Palermo) e Daniela Tomasino (Arcigay Palermo)

Sabato 24, ore 20.00: Quizzone LGBTQI+ (Si consiglia di scaricare l‘app Kahoot!)

Domenica 25, ore 17.00: – #PrevenGo: Test rapidi, gratuiti e anonimi Hiv. Per effettuare la sicurezza di tutt* verranno effettuati esclusivamente su prenotazione, scrivendo a palermo@arcigay.it. – Pomeriggio del tè

Vi aspettiamo da Arci Tavola Tonda, in via Paolo Gili n.4 (all’interno dei Cantieri Culturali della Zisa). L’accesso è riservato ai/lle soc* di Arci e/o di Arcigay.

Sarà possibile fare o rinnovare la tessera.

(L’uso della mascherina ed il rispetto del distanziamento fisico sono obbligatorie.)

Palermo #dallapartedeidiritti

PALERMO SCENDE IN PIAZZA  #DALLAPARTEDEIDIRITTI
Per una legge efficace contro omolesbobitransfobia e misoginia: Sabato 17 ottobre in piazza Verdi alle 17.
N.B.: Durante la manifestazione è necessario rispettare il distanziamento fisico e sono obbligatorie le mascherine, per il rispetto della salute di tutt*.

dalla parte dei diritti2
In questi giorni il Parlamento è impegnato nella discussione della proposta di legge contro l’omolesbobitransfobia e la misoginia. È arrivato il momento che l’Italia segua l’esempio degli altri Paesi europei. Da troppi anni attendiamo una legge seria ed efficace per contrastare la violenza e le discriminazioni verso le persone LGBTI+ e le donne, tutelando le vittime con risorse adeguate e politiche concrete. Non si può più girare la testa dall’altra parte: è ora di fermare l’odio.
Omolesbobitransfobia e misoginia sono una realtà quotidiana: l’ultima ricerca dell’Agenzia Europea dei Diritti Fondamentali sulle persone LGBTI+ in Italia evidenzia che il 62% evita di prendere per mano la persona amata e il 30% non frequenta alcuni luoghi per paura di subire aggressioni. Il 23% dichiara di aver subito discriminazioni sul lavoro, il 32% di aver subito almeno un episodio di molestia nell’ultimo anno e l’8% un episodio di aggressione fisica negli ultimi 5 anni. Solo 1 persona su 6 ha denunciato questi episodi. Dopo tanti fallimenti e proposte di legge affossate, è ora che l’Italia faccia la sua parte nel contrasto a discriminazioni e violenze fondate su sesso, orientamento sessuale e identità di genere. Ed è fondamentale che lo faccia adesso: in un momento storico in cui è tornata centrale la questione della Salute come diritto primario, è importante che entri nel dibattito politico il principio che la Libertà e la possibilità di esprimere pienamente la propria identità sono presupposti essenziali del Benessere personale e collettivo e quindi della Salute individuale e sociale. Non c’è più tempo: Parlamento e Governo devono approvare subito una legge seria ed efficace.

A Palermo scendiamo in piazza nella consapevolezza che una legge serve e serve adesso, ma ricordiamo anche che per un efficace contrasto dell’omolesbobitransfobia è necessario un lavoro culturale: chiediamo quindi anche interventi efficaci di formazione in tutto il settore educativo, dalle scuole, all’università e alla formazione professionale; è necessario formare sia il personale che gli/le studenti in maniera organica, prevedendo corsi di educazione all’affettività, rimuovendo dai programmi tutti i testi obsoleti legati ad una visione dei generi, delle identità e degli orientamenti sessuali obsoleta, omolesbobitransfobica e misogina. Chiediamo interventi di formazione del personale sanitario e della pubblica amministrazione, spesso discriminante soprattutto nei confronti delle persone trans*. Chiediamo che i centri contro le discriminazioni, che secondo la proposta di legge devono garantire “adeguata assistenza legale, sanitaria, psicologica, di mediazione sociale e ove necessario adeguate condizioni di alloggio e di vitto alle vittime”, siano sostenuti realmente e non solo simbolicamente: per questa ragione lo stanziamento previsto dalla legge non è sufficiente, visto che basterebbe forse a sostenere gli attuali tre centri già esistenti, ma non certo a creare ex novo centri nelle diciassette regioni attualmente scoperte da assistenza.

Siamo cittadine e cittadini di questo Paese e chiediamo una cosa semplice: poter vivere e amare liberi dalla paura.

A Sud – Sicilia
Ali D’Aquila
Agedo Palermo
Amnesty International Sicilia
Arci Palermo
Arcigay Palermo
Babel
Cantieri Culturali della Zisa
Extinction Rebellion Palermo
Famiglie Arcobaleno Sicilia
Felici nella Coda
Forum Antirazzista Palermo
Friday For Future – Palermo
Godere al Popolo
Gruppo Anarchico Sakalash
Noi Siamo Chiesa Sicilia
Non Una Di Meno Palermo
Palermo Pride
Rete Studenti Medi Palermo
SISM Palermo
Spazio Franco
UAAR Palermo
UDU Palermo
UniAttiva
Volt Palermo(Per adesioni scrivere all’interno dell’evento oppure ad Arcigay Palermo o alla pagina del Palermo Pride)

Sei casi di violenza in una settimana: omolesbobitransfobia a Palermo

Nota per la stampa

Aggressioni in centro storico e violenze domestiche a Palermo: diverse le richieste di aiuto in pochi giorni, tangibile clima d’odio in città 

Arcigay Palermo denuncia un aumento del clima di violenza omobitransfobica nel capoluogo, sottolineando l’importanza di risposte immediate e concrete da parte delle istituzioni.

Sono state sei le richieste di aiuto arrivate ad Arcigay Palermo e alla Gay Help Line (numero verde nazionale 800 713 713) da parte di persone Lgbt+ in meno di una settimana: due aggressioni in centro storico, due persone allontanate da casa dalle stesse famiglie e due casi di violenza domestica. 

Sono i numeri dell’odio omo-lesbo-bi-transfobico a Palermo, città sulla carta aperta e accogliente nei confronti delle persone Lgbt+ e non solo ma che evidentemente sta cambiando.

«Con il ritmo di una segnalazione al giorno, questa settimana è stata la più nera degli ultimi anni – afferma Marco Ghezzi, Presidente di Arcigay Palermo – ed è importante considerare la visione di insieme: le segnalazioni di aggressioni omolesbobitransfobiche, di abusi e rifiuti da parte dei familiari a Palermo non sono casi isolati ma parte del terribile clima che ha dato come frutti i fatti che nelle ultime settimane hanno imposto una riflessione a tutta Italia. Casi che ci restituiscono un’idea chiara e allarmante dell’emergenza che stiamo vivendo».

Mentre a Roma in Parlamento si continua a tergiversare lasciando in stallo l’approvazione della legge contro l’omotransbifobia e la misoginia, si aggiunge la preoccupazione per la crisi sanitaria, una preoccupazione legittima ma che non può distogliere l’attenzione dalla crisi sociale: «Ci aspettiamo che la situazione venga trattata come emergenza – continua Ghezzi – perché due crisi, sanitaria e sociale, non si annullano tra loro ma si sommano producendo enormi danni a tutta la collettività».

«È evidente che anche tra i cittadini e le cittadine di Palermo si stia facendo largo una mentalità tossica e violenta già presente nel resto di Italia – spiega – per questo è con urgenza che chiediamo all’amministrazione regionale e comunale risposte immediate e azioni concrete. È necessaria la creazione di strutture di accoglienza per persone Lgbt+ vittime di abusi e violenze familiari, sono necessarie misure emergenziali per far fronte alla violenza che sta diventando ordinaria in tutto il Paese e che adesso coinvolge anche la nostra città. È necessario restituire dignità, sicurezza e prospettive a chi è marginalizzato/a, abusato/a, respinto/a dalle famiglie e costretto/a a vivere un’esistenza precaria ed è necessario farlo nel più breve tempo possibile. Il clima di insicurezza che si respira non riguarda solo gli ambienti familiari, con preoccupazione rileviamo anche due segnalazioni di episodi di aggressioni omofobiche nelle strade del centro storico durante lo scorso fine settimana e – conclude – le aggressioni per strada sono un segnale estremamente grave. È il momento di agire, a livello nazionale, con l’approvazione di una legge contro omofobia, bifobia, lesbofobia, transfobia, misoginia, ma anche e sopratutto a livello locale: attivando percorsi di formazioni negli uffici pubblici, iniziative di sensibilizzazione e contrasto all’odio nelle scuole e creando servizi che siano in grado di dare risposte concrete a chi ne è vittima».

Vogliamo essere felici, non complici! – Marco Ghezzi presenta la mozione al Congresso

Pubblichiamo il discorso di presentazione della mozione del Presidente di Arcigay Palermo Marco Ghezzi:

Le assemblee domenicali in videoconferenza, durante la quarantena, sono state un modo per continuare a stare insieme e al contempo riflettere e confrontarci su quello che accadeva intorno a noi.

Questi mesi di emergenza sanitaria sono stati costellati da diverse retoriche, una in particolare ha sollevato la nostra preoccupazione ed è da questa che siamo partiti nella costruzione del documento programmatico per il prossimo triennio: non è vero che siamo tutti e tutte sulla stessa barca!

Ammesso che ci sia mai stato anche un solo momento in cui questa frase abbia potuto rispecchiare la realtà, non è oggi quel momento. Ci sono navi da crociera, ci sono yatch privati, ci sono modeste imbarcazioni che navigano in acque più o meno calme, ci sono barche malmesse e gommoni che affondano o esplodono nell’indifferenza, a volte, addirittura, nel compiacimento di alcuni.

Questo tentativo di raccontare la pandemia come un livellatore sociale rischia di negare e invisibilizzare le differenze sociali ed economiche preesistenti, differenze croniche che la pandemia invece ha acutizzato. A tal proposito è emblematica la discussione parlamentare sulla legge contro l’omo-bi-lesbo-transfobia, avviata questa estate. Mentre le cronache nazionali a luglio sembravano bollettini quotidiani di una guerra impari, con continui attacchi alle persone LGBTIQ, al parlamento l’argomento prevalente di chi si opponeva a questa legge era, ancora una volta, “ci sono altre priorità, siamo nel bel mezzo di una crisi sanitaria” – gli stessi che organizzano nel frattempo festini e campagne elettorali anticipate in barba a qualunque norma sanitaria mentre il paese fatica a trovare una ripartenza, dalla scuola che riaprirà a breve e non si sa ancora in che condizioni, all’università che è sparita completamente dal dibattito.

Non siamo tutti sulla stessa barca perché a fronte di quanti di noi hanno potuto trascorrere la quarantena in casa, tanti e tante una casa non ce l’avevano, tanti e tante altre, invece, hanno case poco sicure, famiglie che non accettano l’orientamento sessuale e/o l’identità di genere dei figli, per queste ragioni, e non solo, bisogna in tutti i modi possibili osteggiare l’idea e la narrazione che il tema della salute sia un tema differente rispetto a quello del benessere delle persone LGBTQ.

Per queste ragioni, per iniziare, sentiamo la necessità della costituzione di due nuovi gruppi in associazione, il Gruppo Salute e Benessere e il Gruppo Scuola.

Il Gruppo Salute e Benessere vuole essere uno spazio di condivisione, elaborazione, raccolta e analisi dei bisogni della nostra comunità. Sul tema della salute spesso, il movimento LGBTQ, si è focalizzato quasi esclusivamente sulla salute sessuale con particolare riguardo al tema della prevenzione delle Infezioni sessualmente trasmissibili. Anche la nostra associazione ha impiegato molte energie nel corso di questi ultimi anni, su questo tema specifico.

Nell’arco di quest’ultimo triennio, infatti, abbiamo somministrato oltre 4000 test rapidi per HIV e Sifilide, abbiamo girato in lungo ed in largo per la regione grazie all’ambulatorio mobile portando materiale informativo, preservativi e test nelle piazze di molte città, nelle scuole, nei luoghi di prostituzione e nei luoghi di divertimento incontrando migliaia di persone, il progetto PrevenGo è stata l’occasione per fare tanto sul nostro territorio ed ha offerta la possibilità alla nostra associazione di crescere moltissimo, in tutti i termini possibili. Non ultima la possibilità di dare una casa alla nostra associazione, la sede Officine Arcobaleno intitolata recentemente a Giuseppina Cacciatore, una nostra preziosa amica e combattiva compagna che ci ha lasciati da poco senza la quale non saremmo riusciti a costruire, sia a livello concreto sia a livello simbolico, la nostra sede. Giuseppina Cacciatore era un’attivista instancabile sempre pronta ad accogliere tutt* con il sorriso e chi ha avuto il privilegio di conoscerla sa bene a cosa mi riferisco; dedicarle la sede è stato per noi un atto necessario perché ogni angolo, ogni stanza e ogni spazio delle officine arcobaleno ci riporta a lei.

Il tema della salute e del benessere delle persone LGBTIQ, tuttavia, non può ridursi solo alla prevenzione delle IST, occorre riflettere insieme su molti temi: le numerose solitudini, l’invecchiamento LGBTQI, il sesso e la sessualità, le disabilità, lo sport, e perché no, anche il tempo libero, oggi quasi criminalizzato e che però per molti di noi è evasione da una quotidianità oppressiva in casa, a scuola, nel lavoro, nelle reti amicali.

L’altro gruppo di cui sentiamo forte la necessità è il Gruppo Scuola, per tante ragioni differenti: negli anni i nostri interventi nelle scuole sono stati costanti ma insufficienti, l’unico accesso nelle scuole era rappresentato dagli inviti dagli stessi studenti e dalle stesse studentesse che, nel loro libero spazio delle assemblee d’istituto, chiedevano la nostra presenza; al contempo, sempre più di frequente, ci arrivavano segnalazioni di episodi di bullismo omo-lesbi-bi-transfobiche spesso accompagnati da altrettanto episodi di negligenza o disinteresse da parte delle dirigenze scolastiche che spesso preferiscono voltare la faccia altrove, per paura o non so cos’altro.

Questa chiusura da parte della dirigenza scolastica alla presenza delle associazioni LGBTQ la troviamo intollerabile.

Non possiamo più sopportare l’idea che in spazi così fondamentali per la crescita degli studenti e studentesse possano diventare luoghi di emarginazione e bullismo. Alle difficoltà che solitamente si attraversano durante la fase di formazione non si possono né si devono associare discriminazioni legati all’orientamento sessuale e identità di genere.

Davanti ai dati raccolti l’anno scorso da Arcigay nazionale, dovremmo seriamente allarmarci: negli ultimi 12 mesi, un giovane LGBTQ su quattro ha avuto pensieri suicidi. Un adolescente LGBTQ su due ha avuto esperienze di depressione.

Anche qui parliamo di salute, anche qui parliamo di benessere.
Ecco, molti e molte di noi, dobbiamo dircelo chiaramente, vivono un distanziamento sociale – non fisico ma sociale! – da ben prima della pandemia.  E sebbene ci auspichiamo una legge efficace, una legge giusta, per avere strumenti di contrasto all’odio omo-lesbo-bi-transfobico, riteniamo che non sia la legge il punto d’arrivo: è necessario un cambiamento radicale della nostra società, le cui radici affondano in una cultura sessista, misogina, razzista e omo-lesbo-bi-transfobica; un cambiamento nel lungo termine non può che avvenire attraverso un lavoro costante e capillare nelle scuole.

Questa urgenza l’abbiamo riscontrata  nel corso degli ultimi anni anche grazie alla nascita del Gruppo Giovani e del Gruppo Trans che, contro ogni aspettative, già dai loro primi incontri hanno visto una grandissima partecipazione di ragazzi e ragazze che negli spazi della nostra associazione hanno trovato una seconda casa, un porto sicuro e che evidenziano come ci sia ancora il bisogno e la voglia di stare insieme, come Comunità.

Su questo mi piacerebbe aggiungere una considerazione personale, avendo avuto la fortuna di vedere muovere i primi passi dei gruppi: dopo pochi mesi ho visto e percepito la loro necessità di uscire dagli spazi sicuri della sede e, con grande determinazione e volontà, portare la nostra bandiera in molti luoghi di Palermo, durante le attività di socializzazione, come a volersi riappropriare di tutto.

La presenza del Gruppo Giovani e del Gruppo Trans è stata per l’associazione nuova linfa vitale: mentre pensavamo di rispondere ad un bisogno dei più giovani, ci siamo resi conto che il loro entusiasmo fosse ciò di cui avevamo tutti e tutte di bisogno.

Se volessi riassumere veramente in poche parole le dieci pagine di questo documento potrei farlo in tre parole: Noi vogliamo tutto.

Noi vogliamo scuole e università più sicure ed inclusive, vogliamo docenti ma anche personale sanitario capace di accogliere i bisogni e le necessità delle persone LGBTQI; vogliamo dei servizi per i percorsi di transizione che non siano labirinti dalla quali se ne esce solo uniformati agli stereotipi che ci vogliono tutti incasellati in un sistema binario; vogliamo servizi a misura delle nostre esigenze; vogliamo che la Regione si faccia carico dei farmaci in uso nelle terapie sostitutive ormonali, come già accade in altre regioni.

La crisi sanitaria mondiale non può diventare un pretesto per frenare il riconoscimento dei diritti, non può e non deve essere l’escamotage per ignorare le nostre richieste né una scusa per cercare capri espiatori, come sta accadendo in queste settimane rispetto alle politiche dell’accoglienza dei/delle migranti per sfuggire alle responsabilità rispetto alla gestione della crisi.

A tal proposito non possiamo che continuare il lavoro svolto dallo sportello La Migration, e rafforzarne l’opera con formazioni per nuovi volontari e volontarie: tra i tanti obiettivi vorrei inoltre far presente il nostro desiderio di agevolare la creazione di uno SPRAR che possa accogliere migranti LGBTQ che, allo stato attuale, dopo il viaggio, spesso rischiano di subire violenze anche all’interno dei centri nei quali sono accolti.

Palermo, lo dice già il suo nome, è una città tutto porto, una città accogliente: il nostro impegno non può che essere costante nel contrastare l’unica reale invasione, e cioè le politiche razziste e xenofobe che ormai sembrano non essere più unico appannaggio della Lega. Se Palermo è la città accogliente che conosciamo non lo dobbiamo però al suo nome, ma al lavoro delle tante associazioni come l’Arci, la rete del Forum Antirazzista e tante altre realtà inclusive.

Associazioni sulle quali troppo spesso vengono scaricate le responsabilità dei bisogni della collettività delle quali la politica continua a non farsi carico e faccio riferimento in particolare alla questione dell’emergenza abitativa: la nostra associazione ha più volte provato e cercato interlocuzioni con l’Amministrazione Comunale per dare una risposta a chi si ritrova da un giorno all’altro per strada, ogni volta con un nulla di fatto, tavoli e tavoli di lavoro che spesso scompaiono dall’oggi al domani avvilendo il lavoro di tanti e tante che nel frattempo cercano, come possono, anche attraverso le proprie reti, di trovare soluzioni provvisorie e precarie. Non siamo disposti a cedere di un solo passo su questa richiesta, come ho già detto, vogliamo tutto.

Permettetemi quindi, per concludere, di citare liberamente Nino Gennaro, a venticinque anni dalla sua scomparsa: Vogliamo essere felici, non complici! Perché voler meno di tutto vuol dire tradire i nostri desideri.

Saluti della presidente Ana Maria Vasile

Pubblichiamo a seguire il discorso di fine mandato di Ana Maria Vasile, fatto al congresso di Arcigay Palermo del 6 settembre:

Sono entrata in Arcigay Palermo in punta di piedi circa undici anni fa. Non sapevo cosa aspettarmi, non avevo mai fatto parte di un’associazione ma sentivo il bisogno di trovare una comunità che mi potesse dare un senso di appartenenza. All’inizio è stato complicato, non riuscivo ad entrare in sintonia con nessun*: un po’ per il mio carattere, un po’ di timidezza, la mia paura di sbagliare a parlare (per il mio italiano), per i rifiuti avuti per il fatto di essere straniera, mi mettevo in disparte e quasi non socializzavo con nessun*.  Ma piano piano ho imparato a superare la timidezza e a farmi spazio dentro questa associazione che nel giro di qualche anno è diventata casa, famiglia per me. Essendo lontana dai familiari e dagli affetti questo vuoto è stato riempito in Arcigay. Qui dentro ho scoperto me stessa, la mia sessualità e ho trovato la libertà di esprimerla senza i tabù e le vergogne che mi portavo dietro avendo vissuto per 22 anni in un paese chiuso che aveva ancora forte l’impronta di un dittatore che per tanti anni ci ha tolto la libertà.

Quello che ho amato e amo in Arcigay Palermo è stato il senso di inclusione e di accoglienza che negli anni ho sentito sulla mia pelle. All’inizio non erano preparati e l’impatto è stato duro per me ma abbiamo imparato insieme e siamo cresciuti insieme. Daniela Tomasino per me è stata e lo è tutt’ora un pilastro e una guida, che ha saputo accogliermi e tendermi una mano, pur impacciata com’è. Se non ci fosse stata lei probabilmente oggi io non sarei qui.

Prima del mio mandato c’è stato quello di Mirko Pace: la responsabilità non era poca, ne avevo timore, e non mi sentivo all’altezza. Mirko ha fatto crescere molto Arcigay Palermo, abbiamo iniziato a partecipare a bandi e progetti e ha intensificato i rapporti con le istituzioni e con le associazioni sul territorio. Mi ha fatto capire cosa vuol dire fare parte di una grande associazione e l’importanza del Pride a livello politico. Ha contribuito molto alla mia crescita dentro l’associazione.

Qualcuno ha detto che il mio mandato sarebbe stato solo di passaggio, da un grande presidente a un prossimo grande presidente, probabilmente è stato così non so, ma guardando indietro a tre anni e mezzo fa sono orgogliosa di quello che abbiamo creato.

La cosa più importante è stata la sede che oggi porta il nome di una grande compagna che ci ha lasciati troppo presto, Giuseppina Cacciatore. Abbiamo passato insieme settimane per poter rendere decente lo spazio che adesso è alla disposizione della comunità: abbiamo pulito, tinteggiato e arredato insieme con tanto amore, come se fosse la nostra casa, perché per noi è veramente come una seconda casa. Questo spazio ci ha permesso di allargare i nostri orizzonti, di aumentare le nostre attività e servizi e dare accoglienza a tante persone nuove.

Grazie a questo nuovo spazio, al lavoro del direttivo uscente e alle nuove persone che si sono avvicinate in Arcigay siamo riusciti a creare il Gruppo Giovani, che oggi sono il nostro orgoglio. Io personalmente ho imparato tanto da loro, ho aperto il mio orizzonte e schiacciato qualche pregiudizio. Per me sono il futuro di questa associazione e sarei doppiamente orgogliosa se in futuro prendessero le redini di Arcigay Palermo.

Un altro grande orgoglio per l’associazione è la creazione del gruppo T*: C’era la richiesta da parte della comunità ma nessuno riusciva a prendersi la responsabilità e a noi sembrava giusto che a dirigerlo fossero delle persone T*.

I due gruppi sono in continua crescita, anche se con la quarantena purtroppo molte delle attività sono state sospese e molt* ragazz* hanno vissuto un disagio maggiore dentro le mura domestiche, senza possibilità di sfogo, dovendo convivere con dei famigliari omo/lesbo/bi/transfobici.

Un altro servizio a cui tengo particolarmente è La Migration (che sento un po’ come se fosse figlio/figlia mia) lo sportello rivolto ai migranti LGBTI. Il servizio, sin dal 2015, è sostenuto dalla Chiesa Valdese con i fondi dell’otto per mille. In questi tre anni è cresciuto molto grazie all’ampliamento dell’equipe di operatori, mediatori e psicologi che si sono aggiunti alla nostra squadra portando un valore aggiunto con la loro professionalità e impegno. Si sono intensificate anche le collaborazioni con le associazioni sul territorio ed è stata creata una rete di sportelli per migranti lgbti a livello nazionale, grazie al progetto Migranet di Arcigay Nazionale, di cui siamo parte attiva: abbiamo condotto una formazione ai comitati Arcigay siciliani e calabresi e alle associazioni lgbti+ siciliane che si occupano o vorrebbero occuparsi dei migranti lgbti. In questi anni, infatti, abbiamo gestito e continuiamo a gestire diversi casi da tutta l’isola con le difficoltà di spostamento per la lontananza con altri territori: la formazione ha cercato di offrire strumenti di base da disseminare su tutto il territorio.

Per quanto riguarda la progettazione abbiamo preso in eredità dalla vecchia dirigenza PrevenGo, approvato con i fondi della Fondazioni con il Sud, progetto in cui ho creduto fortemente e per cui ho dato il mio contributo sia nell’ideazione che nella progettazione, per poi coordinarlo per due anni. Un progetto molto impegnativo che ci tolto tante energie ma ci ha dato anche tante soddisfazioni: abbiamo formato tanti volontari/e che adesso fanno parte della nostra associazione e acquistato un ambulatorio mobile che ci ha permesso e ci permette ancora di andare in giro per la Sicilia, nelle piazze, Università, scuole, centri di accoglienza, zone di prostituzione e battuage per fare i test rapidi, gratuiti e anonimi per l’Hiv, Sifilide e HCV e fare prevenzione sulle IST. Dall’anno scorso la Chiesa Valdese ha approvato il finanziamento della prosecuzione del progetto con i fondi dell’otto per mille.

Un altro progetto che ci siamo portati dal precedente mandato è Palermo Non Conventional Tour, progetto finanziato dal bando Occupiamoci, ed. 2015: sviluppo di itinerari e servizi turistici rivolti ad un target LGBT. Il progetto, finanziato da Fondazione Mission Bambini, Fondazione Canali Onlus, Fondazione San Zeno, UniCredit Foundation e Manageritalia Milano – Gruppo Volontariato Professionale, ha permesso l’assunzione di 3 giovani (under 30) per 18 mesi. Il progetto non è andato come avevamo previsto, purtroppo, ma ci ha permesso di acquisire esperienza sul turismo LGBTI.

In questi anni abbiamo partecipato a diversi Erasmus+ come partner e nel 2017 siamo stati l’ente promotore del progetto 2016-3-IT03-KA105-009632 “United Colours – Creating an European support netowrk for LGBTI Migrants, con la partecipazione di 5 partner internazionali provenienti da Ungheria, Bulgaria, Turchia, Estonia, Grecia.

Arcigay Palermo come sappiamo tutti è una associazione che offre dei servizi alla comunità:

consulenza psicologica: sin dal 2010 l’associazione, grazie al lavoro volontario di psicologhe/psicoterapeute fornisce un servizio di counseling psicologico, uno spazio di ascolto e supporto rivolto a persone e coppie LGBT che si trovano ad affrontare problematiche inerenti l’orientamento sessuale e/o l’identità di genere. Dal 2016 il servizio si rivolge anche alle persone trans, per accompagnarle nel percorso di transizione

consulenza legale: dal 2010 lo sportello legale di Arcigay Palermo offre un servizio di consulenza e assistenza legale a tutte le persone LGBT, sia per problematiche inerenti il diritto civile (unioni civili, adozioni, etc.) che per quelle penali (diffamazione, minacce, etc.)

centro di documentazione: il primo centro di documentazione LGBT+ in Sicilia, realizzato presso le Officine Arcobaleno e non ancora fruibile al pubblico.

All’associazione l’11 maggio 2017 è stato conferito il riconoscimento di Tessera preziosa del mosaico Palermo dal Comune di Palermo “per la promozione e la difesa dei diritti umani e civili, per la lotta all’omofobia, all’eterosessismo, al pregiudizio e alla discriminazione, per l’impegno nella realizzazione della pari dignità e delle pari opportunità tra individui a prescindere dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere e di ogni altra condizione”.

Nel 2017 ci è stato assegnato un bene confiscato alla mafia che da progetto doveva diventare una casa rifugio per le persone che si trovano senza una fissa dimora perché buttati fuori di casa. Questo progetto è stato una vera sconfitta per me come presidente di quest’associazione: non siamo riusciti a trovare i fondi e finanziamenti per poter ristrutturare l’appartamento. Stavamo lavorando contemporaneamente su più progetti e per questo non abbiamo impiegato abbastanza energie per poterlo portare a buon fine: abbiamo deciso di ridare alla comunità il bene perché non ci sembrava giusto tenerlo occupato senza poterne usufruire. Una progettazione del genere ha bisogno di più sostegno sia dalle associazioni sul territorio che dalle istituzioni: non basta avere il patrocinio ma servirebbe un aiuto più concreto, per permettere la realizzazione di quello che è un servizio sociale vero e proprio, che dovrebbe essere già fornito dal Comune.

Oggi è una giornata importate per me, non solo perché finisce il mio mandato (il più lungo della storia recente di Arcigay Palermo: ho anche scatenato una pandemia – come dice qualcuno – per rimanere ancora in carica!) ma perché si candida una persona molto importante per me: Marco Ghezzi, un grande compagno, un ottimo amico. La prima volta in cui l’ho sentito parlare in pubblico è stato in una scuola in cui ha fatto coming out raccontando la sua storia: mi ha fatto emozionare e da lì è stato un continuo crescendo. Sin dai suoi primi passi in associazione ho visto molto potenziale in lui e ho sempre provato a sostenerlo e spronarlo. Ha una spiccata intelligenza, è brillante e riesce a dare tutto se stesso per una causa in cui crede (anche con il rischio di crollare). Si è anche fratturato un gomito per andare ad un incontro nelle scuole! Piano piano Arcigay Palermo è diventata casa anche per lui e anche se l’associazionismo lo sfinisce e gli toglie tutte le energie tenendolo spesso lontano dagli affetti, dalla famiglia e dal fidanzato lui continua ad esserci e a lottare per i diritti di tutt* perché ci crede. Sono sicura che la sua sarà un’ottima presidenza che passerà alla storia perché ha tutte le caratteristiche che servono per riuscire. In bocca al lupo e io continuerò ad essere la tua spalla: se ne avrai bisogno, sarò sempre lì!