DDL Unioni Civili: il testo approvato

Ieri, 25 febbraio 2016, il Senato italiano ha approvato il disegno di legge “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”.

Si tratta della prima legge che regola i rapporti di coppia omosessuali, molto diversa da qualsiasi legge richiesta dal movimento LGBTI e molto diversa anche dall’originario DDL 2081 ovvero il Cirinnà: questo testo è il risultato del maxiemendamento presentato da Maria Elena Boschi su cui il governo ha posto il voto di fiducia.
Ne riportiamo integralmente il testo, pubblicheremo successivamente analisi e commenti.

NB: ovviamente questo è il frutto del primo passaggio al Senato, per diventare legge dello Stato lo stesso testo dovrà essere approvato dalla Camera dei Deputati, altrimenti  ogni variazione dovrà essere sottoposta a un nuovo voto del Senato.

Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze
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Solidarietà a Vincenzo Rao

Arcigay Palermo manifesta la propria solidarietà a Vincenzo Rao, attivista del movimento LGBT palermitano, condannato con sentenza dal Tribunale, confermata dalla Corte di Appello di Caltanissetta giorno 17 marzo, per diffamazione.

All’origine di un esito processuale tanto inatteso, un comunicato stampa dell’associazione omosessuale palermitana “Articolo 3”, risalente al Luglio 2007, in cui si commentava la decisione del PM Cartosio di impugnare la sentenza d’assoluzione in primo grado di quell’insegnante palermitana che, qualche tempo prima, aveva “punito” un suo alunno, protagonista di atti di bullismo omofobico nei confronti di un suo compagno, facendogli scrivere per cento volte “sono un deficiente”.

Nel 2011, la stessa insegnante sarebbe stata condannata in secondo grado ad un mese di reclusione per “abuso di mezzi di correzione”, ma probabilmente mai Vincenzo Rao avrebbe potuto immaginare che quell’atto di critica nei confronti di quell’impugnazione, si sarebbe trasformato in un vero incubo giudiziario. Nel 2009, infatti, il PM s’imbatte nella lettura di una serie di interventi giornalistici e commenti sul web riguardanti la vicenda del 2007: tra questi, l’articolo firmato da Articolo 3 che il magistrato giudica diffamatorio nei suoi confronti. La condanna nei confronti di Vincenzo, che in primo grado era stata di quattro mesi di carcere, è stata ridotta a circa mille euro dalla corte di Appello di Caltanissetta, più spese legali e risarcimento danni. A prescindere dalla sanzione inflitta nei due gradi di giudizio, emergerebbe un dato preoccupante dalla conferma della sentenza di primo grado: cioè che un atto giudiziario non potrà essere commentato e criticato, anche con toni sferzanti e pungenti.

Come associazione non possiamo che difendere con forza la libertà di parola, di opinione e il diritto di critica. Come d’altronde si leggeva nello stesso comunicato, non si contestava affatto il diritto di Appello alla sentenza di assoluzione di primo grado dell’insegnante palermitana, ma esclusivamente i toni utilizzati e certe considerazioni come quella secondo la quale dare del “frocio” ad un compagno di scuola o definirne la madre con termini assimilabili alla prostituzione non sarebbero da ritenersi atteggiamenti di bullismo, ma al più non “commendevoli” espressioni confidenziali in voga tra compagni di scuola.
Vincenzo è difeso dall’avvocato Marco Carnabuci, avvocato di Arcigay Palermo e membro di Rete Lenford, che ringraziamo per l’impegno e il prezioso contributo.

Restiamo in attesa di leggere le motivazioni della sentenza di appello

Chiediamo alla comunità LGBTI cittadina di impegnarsi al fianco di Vincenzo e di sostenere le iniziative che organizzeremo per la promozione e la difesa della libertà di opinione e per il sostegno per le spese legali.

Ciò che è successo a Vincenzo potrebbe succedere – è già successo – a ciascuno di noi.