#fatelisbarcare

fb_img_1548704031105

 

Da Panormus, “tutto porto”, città da sempre aperta agli scambi ed alle contaminazioni culturali non possiamo che unirci a quanti chiedono di fare sbarcare immediatamente le 47 persone tenute in ostaggio al largo di Siracusa sulla #SeaWatch3.

I viaggi della disperazione e gli abusi dei trafficanti non si fermano impedendo a delle persone il diritto di spostarsi ma creando corridoi umanitari, lavorando per una maggiore equità internazionale, cooperando con le ONG, smettendo di finanziare i lager in Libia, garantendo i diritti e l’integrazione dei migranti, assumendo insomma come guida del proprio operato un rigoroso rispetto dei diritti umani.
Non è più tollerabile alcun braccio di ferro politico sulla vita e la dignità delle persone, chi baratta la giustizia per un pugno di voti a discapito di chi è più vulnerabile contribuisce a rendere la nostra società sempre meno sicura, per tutti e tutte.

I porti chiusi, i porti che perdono la loro funzione di passaggio, di ingresso, sono sinonimo di una società egoista e paralizzata dalla paura che ha rinunciato alla sua natura solidale abbracciando un facile capro espiatorio per il proprio malessere.
Da anni ascoltiamo le storie di chi ha subito ogni sorta di tortura e abusi nel viaggio infernale per raggiungere le nostre coste e per scappare da Paesi in cui baciare una persona dello stesso sesso o tenerla per mano può costare la vita o anni di carcere.
Di fronte a questa ennesima tragedia dell’umanità non possiamo ripetere gli errori dei nostri antenati, non possiamo permettercelo proprio perché noi sappiamo tutto, sappiamo cosa è stato e cosa sta succedendo.
#FateliSbarcare