Amnesty International assegna il premio di “Human Rights Defenders”a Daniela Tomasino e Porpora Marcasciano

Ieri 10 dicembre, Amnesty International, all’interno del Forum “Human Rights Defenders”, ha premiato Porpora Marcasciano, Presidente del MIT (Movimento Identità Transessuale) e Daniela Tomasino, membro del direttivo di Arcigay Palermo e del Consiglio Nazionale di Arcigay.

Entrambe sono delle icone del movimento LGBTI italiano, sebbene ognuna in maniera diversa e con delle peculiarità proprie, che derivano da vite, storie e percorsi personali differenti. Risulta, quindi impossibile un paragone tra le due figure: sarebbe come confrontare una penna e una matita o un quadro e una fotografia. E sarebbe, poi, superfluo il paragone, a discapito della sostanza delle motivazioni della premiazione.

Nel caso di Porpora Marcasciano, è stata riconosciuta la sua spiccata capacità di comunicare il valore dei diritti umani e di denunciare la grave condizione di discriminazione delle persone transgender. .

Tutta la vita di Porpora è una battaglia per il riconoscimento dei diritti delle persone transessuali e questa lotta ha nel MIT di Bologna il suo fulcro, poiché in questa città lei e gli altri componenti del MIT non si occupano solo delle realtà che insistono sul territorio, ma accolgono e accompagnano tante persone che giungono da ogni parte della nazione.

Ho avuto il grande privilegio di conoscere Porpora, di incontrarla diverse volte e di poter avere con lei uno scambio epistolare intenso e sempre istruttivo e poterla riabbracciare è sempre un’emozione nuova e intensa. Perché, quando sei davanti a Porpora, non sei schiacciato dall’imponenza della sua storia personale e politica, ma ne divieni automaticamente parte. Lei è capace di trasmettere con le parole la fatica e la volontà di questi anni di battaglie per la causa delle persone transessuali, che spesso ama definire “Eschimesi in Amazzonia”  e lo fa senza mai anteporre la propria persona ai diritti umani di cui si occupa, rimanendo un passo indietro rispetto ai bisogni e alle discriminazioni della popolazione transgender. Se incontri Porpora Marcasciano solo per un paio di ore, non potrai mai più dimenticare che le persone transessuali esistono e hanno bisogno di essere considerate parte integrante della società e per questo il premio che ha ricevuto è oltremodo meritato.

Per quanto riguarda Daniela Tomasimo, le motivazioni del premio hanno una natura differente e rispecchiano pienamente la persona e la personalità di Daniela. Con questo riconoscimento, Amnesty International ha voluto sottolineare l’impegno dell’attivista palermitana nel portare alla ribalta in città e non solo la questione LGBTI, integrandola nel generale discorso della tutela dei diritti umani, della solidarietà e della tutela internazionale.

Parlo di Daniela con una certa commozione perché non è possibile scindere la figura del difensore dei diritti umani da quella dell’amica, ma non per questo il giudizio sul suo impegno è inficiato dall’affetto che ci lega. Tutto il gruppo di Arcigay Palermo è felice per il riconoscimento che le è stato assegnato proprio perché sperimentiamo, nell’opportunità quotidiana di lavorare con lei in associazione, le motivazioni che ieri l’hanno vista stringere tra le mani il premio, che lei ha voluto dedicare anche a noi.

Ricordo bene il giorno in cui Daniela mi ha comunicato la volontà di Amnesty di volerla premiare assieme a Porpora: balbettava, era imbarazzata, era intimorita. Non faceva altro che ripetere di non meritare quel premio, che sarebbe stata una follia metterla sullo stesso piano con Porpora. Dichiarava di non aver fatto nulla di eccezionale. Non è falsa modestia la sua, chiunque la conosce davvero lo sa bene. Ha anche pensato di non accettare il riconoscimento, intento per fortuna accantonato. Ma le motivazioni che Liliana Maniscalco, Responsabile Regionale di Amnesty International, ha elencato dal palco hanno spiazzato Daniela: non è stato un riconoscimento di sprone a fare qualcosa in un futuro più o meno prossimo, ma la legittimazione di un lavoro duro, quotidiano e costante lontano dalle passerelle, dai fari della ribalta o peggio della vanità. Chiunque interagisca con Daniela, non può non uscire arricchito dal confronto con lei e spronato a impegnarsi nella causa per i diritti LGBTI, perché lei è un uragano di entusiasmo e di idee e spesso, pur di ottenere un risultato per la comunità, mette in secondo piano se stessa.

Se oggi qui a Palermo non abbiamo la censura di alcuni libri proibiti come accade in alcune città del Nord-est, se Arcigay Palermo non è percepita dalla cittadinanza palermitana come un corpo estraneo ma come elemento fondante della comunità, se la pubblica amministrazione si interfaccia con la nostra associazione in maniera costruttiva, se riusciamo a fare rete con diverse realtà associative, se non siamo chiusi nel nostro bozzolo e ci occupiamo di diritti a tutto campo, è grazie a persone come Daniela, che lavorano alacremente e in maniera instancabile, anche quando gli altri non percepiscono la fatica che sta dietro ai risultati di questo lavoro. È importante ed è indice di gratitudine e rispetto il fatto che Daniela abbia sottolineato che per lei questo premio non è solo suo, ma anche di coloro che condividono le sue battaglie e il suo impegno, le sue gioie e le frustrazioni, i risultati e anche i fallimenti.

Su quel palco Daniela non è stata autoreferenziale, ma ha messo da parte la sua persona per permettere che tante altre mani ricevessero idealmente quel premio e proprio per questa ragione non posso fare altro che commuovermi per la generosità e la gioia di lavorare che ieri, senza retoriche e senza banalità, sono state riconosciute.

(@idrossido)

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