Unioni civili: la data storica trasformata in mortificazione

Siamo onorati di pubblicare un articolo di Caterina Coppola sul disegno di legge sulle unioni civili


Lo scorso 14 ottobre il DDL Cirinnà-bis sulle unioni civili è arrivato in Senato. Un fatto salutato da molti con entusiasmo. Certo, non era mai successo prima che un disegno di legge che tenta di riconoscere le coppie omosessuali (sebbene con un istituto apposito di rango inferiore al matrimonio egualitario) e i loro figli (ma escludendo le adozioni), arriva in una delle due camere per essere discusso. Senza volere smorzare gli entusiasmi, però, è bene ricordare come stanno davvero le cose.

Il senatore Malan interviene contro la calendarizzazione del DDlL Cirinnà

Il senatore Malan interviene contro la calendarizzazione del DDlL Cirinnà

Da quando Matteo Renzi è diventato premier è stato un continuo rinvio del provvedimento di cui lui stesso aveva fatto un cavallo di battaglia fin dalle due primarie del centrosinistra a cui si è candidato. Qualcuno ha contato otto rinvii. L’ultimo, dopo che era stato promesso che la legge sarebbe andata in Senato “prima della pausa estiva”, viene sancito all’assemblea nazionale del Pd di luglio, a Milano. Da quel palco Renzi assicura che la legge Cirinnà sarà stata approvata dal Senato “entro del 15 ottobre”, ovvero dopo le riforme costituzionali e prima dell’inevitabile arrivo in aula della legge di stabilità (quella che una volta si chiamava “finanziaria”), per essere licenziata anche dalla Camera “entro l’anno”. Il dato è che questo non è successo. Ancora una volta.

È successo che il 14 ottobre un nuovo DDL presentato in fretta e furia qualche giorno prima e riscritto per accogliere alcune delle richieste dell’ala più retriva del parlamento, è arrivato al Senato per fermarsi immediatamente. Una ventina di minuti di discussione in tutto (chi scrive era presente) che hanno visto il presidente della Commissione Giustizia Nitto Palma leggere una relazione sulla storia di questa legge e due interventi dello stesso tono: Lucio Malan (FI) e Carlo Giovanardi (Ncd) hanno entrambi lamentato che il DDL è arrivato in aula senza essere stato discusso in commissione, come vorrebbe l’iter regolare, e che questa, secondo loro, è una procedura illegittima. È la stessa, bisogna ricordarlo, usata per la riforma costituzionale del Senato, ma quel giorno i due prodi paladini della “famiglia tradizionale” erano distratti e non se ne sono accorti. Alla fine dei due interventi la discussione dell’assemblea dei senatori è passata ad affrontare altro. Cosa? La cosiddetta legge Boccadutri (dal nome del deputato ex Sel passato al Pd, il palermitano Sergio Boccadutri, che l’ha presentata) che fa da sanatoria e permette ai partiti di incassare i rimborsi elettorali. Ora in aula arriverà la legge di stabilità che deve inderogabilmente essere approvata entro fine anno da entrambe le camere e la cui discussione blocca quella di tutte le leggi che prevedono una spesa per lo Stato (le unioni civili comportano spese: si basti pensare alla reversibilità della pensione, solo per fare un esempio).

E le unioni civili? Come ha candidamente ammesso ieri la ministra Maria Elena Boschi a Porta a Porta, se ne riparla nel 2016, forse a gennaio. Una previsione che altri, quelli che nella narrazione renziana sono “i gufi”, avevano già fatto da tempo. Per senso della realtà, non per altro. Nel frattempo, emerge che una trentina di senatori dem, riconducibili all’area cattolica, avanzano perplessità sull’istituto delle stepchild adoption (l’adozione del/della figlio/a del/della partner che permettere di garantire tutte le tutele necessarie alla prole delle coppie omosessuali) e vorrebbe sostituirlo con un “affido rinforzato”, istituto insufficiente e discriminatorio nei confronti non delle coppie, ma dei bambini e delle bambine. Ci sarà tempo per discuterene, ora.

Cosa è successo? Dove sono finite le promesse? Una lettura è che si siano infrante contro il muro della realtà. E la realtà è che se da una parte è innegabile che c’è stato un fortissimo ostruzionismo da parte di NCD e di una parte di FI (quasi 4000 emendamenti presentati) che ha impedito che il DDL Cirinnà precedente terminasse l’iter in Commissione Giustizia, dall’altra è anche vero che l’ostruzionismo si poteva almeno tentare di superarlo: si potevano chiedere sedute notturne e sedute ad oltranza, solo per fare un esempio. E si potevano chiedere dal giorno dopo l’arrivo della valanga di emendamenti. Invece le prime (ormai inutili) notturne, sono arrivate a settembre inoltrato.

La realtà è che, nonostante quella sulle unioni civili sia una legge di iniziativa parlamentare e non del governo, sono stati proprio gli equilibri precari di un governo Frankenstein a dettare l’agenda su questo tema. Una maggioranza per approvare le unioni civili, in parlamento, c’è dall’inizio e vede la partecipazione convinta del M5S e di Sel. Invece il Pd ha cercato fin da sempre un accordo con l’alleato di governo. Un accordo che a qualsiasi persona di buon senso è apparso subito impossibile: NCD non vuole una legge dignitosa, men che meno ugualitaria, per le persone lgbt e lo ha dimostrato in ogni frangente. Un accordo che sarebbe possibile solo riducendo le unioni civili a poco più di un contratto privato. Perché cercare un accordo con chi non lo vuole quando i numeri ci sono già? Semplice: per non inimicarsi l’alleato del precario governo alla vigilia della legge di stabilità.

Il 14 ottobre 2015 le unioni civili approdano al Senato. È un giorno importante, mortificato dai soliti calcoli di una politica che non cambia verso, tweet a parte.

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