“Ma di che gender…”: il resoconto dell’incontro di Mazara

@idrossido ci racconta l’incontro del 10 ottobre a Mazara del Vallo


Sabato 10 ottobre, presso l’Istituto Ajello di Mazara del Vallo, si è svolto il dibattito “Ma di che gender stiamo parlando?”, per chiarire alcuni aspetti circa le insane paure che i fomentatori di odio diffondono ad arte da un po’ di tempo in tutto il Paese.
Con piacere e gratitudine Arcigay Palermo ha accolto la richiesta di partecipare, che è giunta dagli organizzatori.
In un’aula magna gremita di persone interessate all’argomento, dopo il saluto del Presidente del Consiglio comunale di Mazara del Vallo, ha preso inizio un dibattito moderato dalla dottoressa Antonella Coronetta (educatrice), che ha spiegato le motivazioni di questo momento di discussione e che ha introdotto i relatori, indicando le specifiche competenze di ognuno di loro.
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Ha preso la parola la professoressa Eleonora Pipitone, dirigente scolastico dell’istituto che ha ospitato l’evento. Nel suo intervento di apertura, la preside ha sottolineato l’importanza dello svolgimento del dibattito all’interno della scuola pubblica proprio perché l’istituzione scolastica è bersaglio degli attacchi e delle bugie dei complottisti gender. Rassicurando le famiglie e gli insegnanti presenti in sala, ha spiegato quanto sia importante per la scuola fugare ogni paura circa l’educazione degli alunni, ribadendo anche in questa sede la disponibilità a ogni forma di confronto con i genitori: “Noi proteggiamo i bambini e nessuna delle pratiche aberranti, che alcuni millantano, potrebbe mai essere praticata nelle nostre scuole”.

L’attenzione dell’istituzione scolastica è stata successivamente confermata dalla dottoressa Paola Barranca (insegnante), che ha chiaramente illustrato la natura e la valenza del patto di corresponsabilità, i metodi adoperati e le finalità che gli insegnanti si prefiggono per formare l’alunno, che non viene visto come un vuoto contenitore da riempire ma come persona da accompagnare nel proprio sviluppo.
“La scuola garantisce a tutti l’autodeterminazione consapevole della persona e il successo formativo. Nelle nostre aule, non forniamo solo competenze e nozioni, ma soprattutto garantiamo la formazione della persona insieme alle famiglie, che sono costantemente informate sulle attività didattiche”.
Importante è prezioso è stato l’intervento del professore Abdelkarim Hannachi dell’Università “Kore” di Enna, che ha invitato il pubblico a riflettere sui concetti di identità e differenza.
“L’identità è un nido psicologico, che ci inventiamo dal nulla, un bisogno costruito. È un doppio gioco di ruolo: io mi identifico, ma anche gli altri mi identificano, mi etichettano. L’identità è solo un accidente, ma l’uomo trasforma l’accidente in essenza ed è capace di uccidere per questo, come la storia dimostra.
Ma l’identità ha bisogno anche di alterità per svilupparsi in modo armonico e si costruisce mettendo in discussione l’identità stessa in rapporto dinamico con le differenze. “.

Don Vincenzo Greco, sacerdote e docente di teologia morale, ha esposto il punto di vista dell’istituzione morale che rappresenta.
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È toccato alla dottoressa Daniela Tomasino, formatrice e rappresentante di Arcigay Palermo, definire in modo esaustivo e scientificamente corretto i concetti di sesso biologico, orientamento sessuale, identità di genere e ruolo di genere, che spesso vengono volutamente confusi per instillare paure e dubbi in chi non è informato: “Chi fa leva sulla paura delle persone fa paura”.
Dopo aver fatto chiarezza su queste definizioni fondamentali, Daniela Tomasino ha illustrato l’importanza di prevenire in modo fattivo il bullismo nelle scuole e non solo: “Solo da poco si parla di bullismo nelle scuole a opera di pari”.
Ha descritto, poi, le tre caratteristiche che descrivono il bullismo (intenzionalità, reiterazione e squilibrio di potere), ponendo l’attenzione su come sia importante “sostenere subito e fisicamente le vittime del bullismo e ricordare loro che “le cose cambiano”. Questo sostegno si concretizza nei progetti di enpowerment, che, partendo dalla corretta valorizzazione della stima di sé, porta la persona vittima di bullismo a far emergere e a scoprire le proprie risorse latenti per trasformarle in un valore potenziale.
Non ha trascurato, infine, di evidenziare quali siano le categorie di soggetti identificati come deboli e vittime di atti vessatori e prevaricatori e, ricordando fatti di cronaca purtroppo sempre più attuali, ha ricordato quanto sia ricorrente e pericoloso il bullismo omofobico.

L’ultimo intervento è stato affidato alla dottoressa Anna Zinerco, psicoterapeuta e ideatrice della pagina Facebook “Gender: istruzioni per l’uso”, che, con la sua simpatia, ha dato vigore alle sue parole. Si è concentrata sulla genesi delle teorie complottistiche sull’ideologia gender, riferendosi ai documenti dell’OMS e invitando tutti presenti ad andare sempre alle fonti e non prendere mai nulla per verità assoluta solo perché detta da una presunta autorità.
Strappando un sorriso, ha smontato le bufale sul gender rassicurando i presenti e ha sottolineato l’importanza del dialogo come unico strumento per comprendersi l’un altro, nell’interesse esclusivo dei bambini, che non si creano le paranoie che gli adulti attribuiscono loro solo per esorcizzare le proprie paure.12105948_830684827046149_418487707770294031_n

Lo spazio finale è stato impiegato per le domande del pubblico e per le testimonianze spontanee di alcuni genitori, che hanno raccontato come i timori iniziali sulle deliranti fobie gender si siano automaticamente dissipati risalendo direttamente alle fonti scientifiche delle informazioni.
È stato un incontro sereno, partecipato e sentito dalle persone che sono intervenute e che non avevano tutte la medesima idea sul tema, ma il convegno si è svolto in maniera pacata e civile. Si è dato spazio a tutti di esprimere le proprie opinioni, non è stato un monologo trito e ritrito urlato con veemenza da un palco in una piazza muta e che non ammetteva dialogo e diversità di vedute. Proprio questo modo di comunicare in maniera civile e democratica, ascoltando e accogliendo ogni posizioni senza incutere timori o far leva in malafede sul benessere dei bambini, che ha permesso di condividere esperienze e conoscenze, lasciando a ognuno la libertà di scegliere e credere ciò che ritiene vero e giusto.

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