Firma la petizione: la libertà di critica non si condanna! #IOSTOCONVINCENZO

È online la petizione diretta al dott. Ambrogio Cartosio
Chiediamo al dott. Cartosio di ritirare la denuncia: la libertà di critica non si condanna!

LETTERA APERTA AL DOTT. AMBROGIO CARTOSIO

Egregio dott. Cartosio,
l’evolversi della vicenda processuale che ha come imputato l’attivista Vincenzo Rao, condannato per il reato di diffamazione dal Tribunale di Caltanissetta, sta mobilitando il sostegno e la solidarietà materiale, umana e politica di tante persone e di diverse associazioni. Una condanna inflittagli a causa di un comunicato politico firmato dall’associazione omosessuale di Palermo Articolo Tre di cui all’epoca dei fatti Vincenzo Rao era membro del consiglio direttivo.

Nei giorni immediatamente successivi alla sentenza della Corte di Appello di Caltanissetta che, per quanto con una pena notevolmente attenuata, ha confermato il reato di diffamazione a carico dell’imputato, la vicenda è diventata di dominio pubblico, provocando una certa apprensione rispetto alla limitazione che tale condanna, se mai dovesse essere confermata in via definitiva, rischia di produrre sulla libertà di critica e di pensiero.
Il tema posto dal processo e dalla condanna ci sembra avere delle implicazioni più vaste e complesse della vicenda in sè. Non sottovalutiamo affatto le ragioni che la hanno portata alla querela, né intendiamo sminuire i suoi sentimenti innanzi alle parole e alle frasi scritte in quel comunicato politico. Ciò nonostante avanziamo forti perplessità rispetto all’azione da lei intrapresa, proprio perché autorevole membro della Magistratura, nei confronti di chi non aveva alcuna intenzione di rivolgerle un attacco personale o di delegittimare il suo lavoro e dell’intera Magistratura, ma intendeva rappresentare il sentire comune di un vasto gruppo di persone (non solo dell’associazione dentro cui Rao militava ma della quasi totalità dell’associazionismo LGBT) che si sono sentite offese da alcuni passi dell’atto di Appello da lei scritto per contestare l’assoluzione in primo grado della Prof. Valido, denunciata per abuso di mezzi di correzione. Gli stessi passi che, del resto, furono evidenziati dalla stampa locale e nazionale proprio per il loro contenuto e per il loro inserirsi in un clima di acceso dibattito pubblico.
Ciò che ci lascia perplessi e ci preoccupa è che lei, nel perorare le motivazioni di un Atto di Appello e nell’esercizio delle funzioni di Pubblico Ministero, abbia potuto utilizzare, nel contesto della sua argomentazione, frasi forti e certamente non lusinghiere nei confronti di una insegnante (i cui metodi educativi sono stati paragonati a quelli della rivoluzione culturale cinese del 1966) e nei confronti di una comunità (quella omosessuale), definendo certe espressioni di dileggio e di scherno sul presunto orientamento sessuale delle persone “non commendevoli ma ampiamente diffuse e tollerate nella nostra società”. Invece è stato denunciato e condannato chi ha voluto esprimere, seppure con toni aspri, il disagio comune ad una larga fetta di cittadinanza suscitato dalle sue parole, interpretate come sollecitazione alla “normalizzazione” di comportamenti violenti, anche solo verbali, che incidono sul benessere psico-fsico delle vittime di atti di bullismo omofobico.
La preoccupazione e il disagio, all’epoca dei fatti, erano acuiti proprio dalla autorevolezza della fonte di tali dichiarazioni, un magistrato, e dal riverbero che la sua autorevolezza avrebbe potuto avere su condotte simili. Dichiarazioni che si inserivano nel clima pesante che il dibattito politico e parlamentare sui Di.Co. aveva prodotto in quello stesso periodo e durante il quale, purtroppo, si erano verificati diversi episodi drammatici che avevano visto coinvolti come vittime di bullismo e di omofobia persone e giovani adolescenti omosessuali. Clima ed episodi che certamente non potevano sfuggire alle associazioni e non preoccupare i militanti LGBT. In contesti simili l’esasperazione è un sentimento diffuso e la polemica pubblica l’unico strumento per attirare l’attenzione.
Nelle motivazioni della sentenza di primo grado con cui Vincenzo Rao veniva condannato a 4 mesi di reclusione per un reato di opinione si legge, invece, di una pena inflitta a scopo deterrente, per avere “sfogato la propria ideologia su un nemico giurato preso di mira senza ragione alcuna” e per avere criticato alcuni passi di un atto giudiziario che, sempre secondo tale sentenza, non può essere sottoposto a critiche metagiuridiche.
Ecco perché questa vicenda processuale sollecita una riflessione ed una preoccupazione comune e di interesse pubblico che anche lei, siamo certi, non vorrà ignorare.
Sicuramente, e su questo converrà anche lei, Vincenzo Rao, rinunciando alla sopraggiunta prescrizione del reato, ha dimostrato rispetto e fiducia nei confronti della Magistratura e del suo lavoro. Un gesto coraggioso e che gli fa onore, visto il rischio che ha deciso di assumersi personalmente (va incontro adesso a una possibile condanna penale che altrimenti non avrebbe avuto) in nome di quel principio che, oltre a Rao, sta a cuore a tutti noi per essere il fondamento di ogni ordinamento democratico: la libertà di critica e di pensiero. Libertà che è tanto più auspicabile riconoscere e tutelare quanto più autorevole è la persona, per il ruolo pubblico che ricopre, a cui la critica viene rivolta.
È per questo che le scriviamo una lettera aperta, lettera che rendiamo pubblica per l’interesse che questa vicenda processuale sollecita per la collettività, ed è per questo che la invitiamo a considerare l’opportunità di ritirare la denuncia contro Vincenzo Rao , perché una condanna sulla base di una querela ed un risarcimento pecuniario, per quanto legittimi siano, rischiano di rappresentare un pericoloso precedente, anche per il ruolo ricoperto da lei come querelante, un magistrato, che può produrre lo sgradevole effetto di intimorire la libertà di critica e di pensiero nei comuni cittadini.
Perché pensiamo che rispondere ad una critica politica, per quanto aspra e provocatoria, con una condanna penale e la richiesta di un risarcimento danni, non fa bene alla nostra democrazia ed a quel dibattito pubblico che dentro le aule di un tribunale si riduce, inevitabilmente e soltanto, ad una condanna o ad una assoluzione, ad uno scontro tra due parti, a chi ha ragione e chi torto. Se così dovesse essere anche in via definitiva, si tratterebbe di un potenziale bavaglio che, insieme a Vincenzo, sentiremmo di avere tutte e tutti sulle nostre bocche e sulla nostra libertà di parola e di pensiero perché, come ha ben scritto il presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani, questa sentenza di condanna non fa male solo a Vincenzo Rao ma è una ferita per tutte e tutti che rischia di trasformarsi in una ingiustizia per qualcuno.
In attesa di una sua risposta le porgiamo i nostri cordiali saluti.

Corradino Mineo – Senatore della Repubblica
Alberto Airola – Senatore della Repubblica
Sergio Lo Giudice – Senatore della Repubblica
Francesca Businarolo – Onorevole Camera dei Deputati
Silvia Giordano – Onorevole Camera dei Deputati
Chiara Di Benedetto – Onorevole Camera dei Deputati
Erasmo Palazzotto – Onorevole Camera dei Deputati
Celeste Costantino – Onorevole Camera dei Deputati
Francesca Chiavacci – Presidente Arci Nazionale
Flavio Romani – Presidente Arcigay Nazionale
Franco Grillini – Presidente di Gaynet e presidente onorario di Arcigay
Giuseppina La Delfa – Presidente Nazionale di Famiglie Arcobaleno
Associazione Radicale Certi Diritti
MIT – Movimento Identità Transessuale
Alberto Irone – Coordinatore Nazionale Rete Studenti Medi
Salvo Lipari – Presidente Arci Sicilia
Andrea Manerchia – Coordinatore Rete Studenti Medi Sicilia
Coordinamento Arcigay Campania Rainbow
Giusto Catania – Assessore del Comune di Palermo
Emilio Arcuri – Assessore e Vicesindaco del Comune di Palermo
Agnese Ciulla – Assessore del Comune di Palermo
Antonella Monastra – Consigliera Comunale di Palermo
Alberto Mangano – Consigliere Comunale di Palermo
Cathy La Torre – Consigliera Comunale di Bologna – Avvocato
SEL Sinistra Ecologia e Libertà di Palermo
Rifondazione Comunista di Palermo
Tommaso Gullo – Presidente Arci Palermo
Dario Pruiti – Presidente Arci Catania
Paolo Patanè – Coordinatore Palermo Pride
Arci Articolo 3 Salvatore Adelfio Rizzuto – Associazione omosessuale di Palermo
NZocché – Circolo Arci di Palermo
Porco Rosso – Circolo Arci di Palermo
Tavola Tonda – Circolo Arci di Palermo
Circoli territoriali Arcigay di: Bari, Bologna, Catania, Cecina, Cremona, Genova, Grosseto, L’Aquila, Messina, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Pistoia, Reggio Emilia, Rimini, Roma, Rovigo, Salento, Salerno, Savona, Siena, Torino, Trento, Trieste-Gorizia, Verona.
Ali D’Aquila – Cristiani LGBT di Palermo
Open Mind lgbt di Catania
Palermo Lesbicissima
Sicilia Queer Film Festival
Libert’Aria spazio di cultura – Palermo
Casa Museo “Stanze al Genio” di Palermo
Laboratorio Zen Insieme – Palermo
Filippo Luna – Attore
Peter Ciaccio – Pastore della Chiesa Valdese di Palermo
Alessandro Rais – Storico del cinema
Giuseppe Di Piazza – Giornalista e scrittore
Giuseppe Pipitone – Giornalista
Giosuè Calaciura – Giornalista e scrittore
Ruggero Farkas – Giornalista
Alessandro Amato – Giornalista
Luciano Del Castillo – Giornalista e fotografo
Giovanni Franco – Giornalista
Alfredo Pecoraro – Giornalista
Simona Licandro – Giornalista
Vincenzo Vasile – Giornalista
Valentina Errante – Giornalista
Valerio Di Bussolo – Giornalista e professionista della comunicazione
Fabrizio Marini – Giornalista
Massimo Attanasio – Professore Ordinario Università di Palermo
Armando Sorrentino – Avvocato
Vanessa Fallica – Avvocato
Giorgio Bisagna – Avvocato
Daniela Tomasino – Consigliera nazionale di Arcigay Palermo
Giovanni Caloggero – Amministratore unico Pegaservice srl e consigliere nazionale di Arcigay Catania

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