Il consiglio comunale approva una mozione che discrimina le famiglie. Arcigay Palermo: “rilanciamo invece il percorso dei diritti per tutti!”

Il 7 agosto, con il voto favorevole di 30 consiglieri comunali su 34 presenti, il Consiglio Comunale di Palermo ha approvato una una una mozione “urgente” per “istituzione festa della famiglia naturale”. (clicca per scaricare la mozione)
La mozione contiene alcune affermazioni estremamente gravi, che sono in aperta contraddizione con alcune precedenti deliberazioni dello stesso consiglio, come l’istituzione del registro delle unioni civili o con le prassi degli uffici comunali, che ad es. non discriminano le famiglie omosessuali in caso di affido di minori.
mozione omofoba comune
Tra le premesse leggiamo che “la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna rappresenta l’istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita e l’unico adeguato ambito sociale in cui possono essere accolti i minori in difficoltà”: in altre parole i consiglieri, ignorando qualsiasi considerazione antropologica, biologica, sociologica, storica, assegnano patenti alle famiglie, considerandone alcune come “naturali”, mentre le altre, come ad es. quelle composte da una donna e da un figlio, sono di conseguenza “innaturali”, e non possono aiutare bambini e adolescenti in difficoltà.

Secondo la stessa mozione, il comune si impegna a stanziare “pubblici sussidi al fine di garantire un’effettiva libertà di scelta della scuola per i propri figli”.In altre parole, il Comune dovrebbe pagare le scuole private, in un momento in cui l’edilizia scolastica versa in grave difficoltà.

Il consiglio comunale di Palermo ha dichiarato “la propria opposizione a qualunque tentativo di introdurre nell’ordinamento giuridico disposizioni normative tali da alterare la stessa struttura della famiglia (!), comprimere i diritti dei genitori all’educazione dei propri figli, ignorare l’interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all’interno di una famiglia naturale” Vengono introdotti in questo paragrafo dei cavalli di battaglia della propaganda omofoba: in primis l’idea che rispettare dei diritti possa diminuire i diritti altrui. Ovvero l’ipotesi, del tutto bislacca, che se venissero riconosciuti a due persone dello stesso sesso gli stessi diritti di due persone di sesso diverso, queste ultime verrebbero “alterate” in qualche modo misterioso.
Altro punto caro alla propaganda omofoba: il divieto di parlare nelle scuole di differenza, di affettività, di prevenzione del bullismo. Dal 2013 gli omofobi, ormai ben organizzati, hanno intrapreso una crociata contro l’educazione che ha assunto tratti di vera e propria caccia alle streghe.
Terzo punto, quello delle famiglie omogenitoriali. In tutta Italia, e a Palermo, esistono molti bambini che crescono con due genitori dello stesso sesso. Tutte le ricerche scientifiche effettuate hanno dimostrato che sono bambini sani e amati, persino più della norma. Ma la follia omofoba arriva fino al punto di chiedere, come è successo a Trento, che i servizi sociali del comune individuino le famiglie omogenitoriali e sottraggano loro i figli.

In ultimo, la mozione approvata impegna la Giunta a individuare una data in cui istituire la celebrazione della “Festa della Famiglia Naturale”: è una conclusione degna del testo della mozione. Dovrebbe essere istituita una festa che celebra un concetto astratto, inventato dai redattori della mozione, e che discrimina tutti gli altri, che non meritano feste. Una vedova che vive con due figli, una coppia non ancora sposata, due persone dello stesso sesso che si amano, due cugini che vivono insieme: loro non sono “famiglia naturale”, loro non devono essere festeggiati.

Non possiamo fare a meno di pensare al Palermo pride Bimbi ed al Palermo pride: manifestazioni in cui tutte le famiglie e tutti i cittadini sono stati protagonisti ed hanno partecipato, senza alcuna distinzione. Senza che nessuno si sentisse autorizzato a dire “tu sì, tu no”, “voi siete naturali, voi no”. Un evento plurale e che non discrimina, un evento rivolto a tutta la città e a tutti i cittadini, e che è stato sostenuto e promosso proprio dal Comune di Palermo. A distanza di un anno dall’approvazione del registro delle unioni civili, dopo anni di partecipazione e promozione di iniziative per la difesa e la promozione dei diritti umani, il consiglio comunale fa compie una brusca sterzata verso l’intolleranza e verso il medioevo.

“Ai consiglieri comunali – dice Mirko Pace, presidente di Arcigay Palermo – che hanno votato la mozione chiediamo: e adesso? Qual è il passo successivo? Davvero vi farete promotori di un disegno basato sull’esclusione e sulla discriminazione? Riuscite a chiarire il senso, le motivazioni e lo scopo di questo voto plebiscitario? Alcuni tra voi sono stati protagonisti di anni di battaglie per i diritti dei cittadini: è bastata la “brillante eloquenza” del pittoresco consigliere che ha proposto la mozione a convincervi di rinnegare tutte le vostre convinzioni?”

“E alla giunta, a quegli assessori che negli anni hanno lavorato con noi nella costruzione dei Pride, chiediamo: davvero renderete esecutivo questo provvedimento? Davvero il comune di Palermo investirà tempo e risorse economiche in quello che, nelle intenzioni del suo proponente, vuole essere l’anti-Pride? Figuccia non comprende (uno dei pochi, perché la maggioranza della città l’ha capito da tempo) che il Pride non è l’evento di una parte ma un momento di riscatto di tutta la città, in cui la comunità LGBTI crea le condizioni per un momento di condivisione e di partecipazione di tutta la città: avendo queste caratteristiche, la “festa della famiglia naturale” sarebbe non tanto l’anti-Pride, ma l’esatto contrario del Pride: la manifestazione di una parte livida e rancorosa, che cerca di togliere diritti, anziché difenderli, che di fatto, cerca di arricchire le sue consorteria, attraverso i finanziamenti alle scuole private. La giunta vorrà svoltare in questo senso? La giunta Orlando e il consiglio comunale vorranno farsi ricordare per essere improvvisamente diventati, in materia di diritti civili, peggiori dei precedenti?
Penso di no, e allora chiediamo che sia fatto tutto il possibile per annullare questa livorosa mozione, facendo approvare una mozione di censura e rilanciando invece la marcia della città verso la parificazione dei diritti, riconoscendo i matrimoni celebrati all’estero e rendendo finalmente pienamente operativo l’ufficio LGBTI del Comune.”

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