Mai più in ombra: vivere alla luce del sole

Riceviamo e pubblichiamo da un nostro amico ed attivista, Alessandro Graziano

Salve,
sono Alessandro, un ragazzo di Palermo, ormai un uomo direi visto che ho 30 anni. Da quando a 23 anni ho raggiunto la consapevolezza di essere gay ho sempre voluto vivere la mia vita alla luce del sole. Ciò è significato parlarne in famiglia, non senza discussioni stereotipate, con gli amici e ha significato prendere la strada dell’attivismo politico per i diritti LGBT e non solo.
Vivere alla luce del sole significa anche baciare il ragazzo che ami ai giardini pubblici, per la strada o in un ristorante. Vuol dire trattare il proprio compagno come uno “zzito” (boyfriend in palermitano), significa camminare mano manina ed altre smielatezze.


Ebbene, dopo un po’ di tempo trascorso da single adesso mi è capitato di incontrare questo splendido ragazzo, con cui sto da un mese, e di continuare il mio percorso di vita gay diurna (leggi luce del sole) senza ma e senza se. Lui è della mia stessa idea e ciò sta contribuendo a vivere il rapporto a pieno.
Tutto ciò però subendo attacchi e critiche dall’esterno.
Sto constatando come è dura per la “gente” che in continuazione ci deride, ci grida assurdità o ancora peggio ci guarda con occhi truci tipici del perbenismo cattolico-borghese.
Beh si perché qui entra in campo un altro termine dialettale “frocio”, parola che assume connotati di disprezzo a seconda dell’intonazione e del timbro di voce.
E’ cosi capitato in una gelateria, dove seduti ci rinfrescavamo con una granita, che una ragazza passando e vedendo le nostre mani intrecciate sulla mia gamba mi guardasse “male” sia all’ingresso che all’uscita dal locale.
Oppure i molti mormorii per la centrale via della Libertà di alcuni passanti che hanno la voglia di criticare ma non abbastanza coraggio per farti sentire bene le parole becere che dicono su di te.
E poi dulcis in fundo una serata estiva, mentre ci davamo un bacio davanti il portone, passò davanti a noi un’automobile con quattro amebe, quattro maschi etero e omofobi, che a tutta velocità gridarono dai finestrini “froci, siete malati”.
E tante altre esperienze potrei raccontare ma questa è non una lettera di lamentela ma di forza verso chi ogni giorno da “Trieste in giù” viene giudicato, e male, per essere gay.
Tutte le volte che mi si discrimina (e non solo perché gay) ho un sussulto al cuore e anche dopo anni di attivismo e di metterci la faccia mi fa male aver detto “frocio” non più per la parola in se ma per l’omofobia, per l’odio verso le differenze che pervade la sottocultura italiana.

Una mia grande amica, anche lei che vive la sua storia con la compagna alla luce del sole, mi ha detto che è assurdo tutto questo nella città che nel 2013 ha ospitato il Pride Nazionale tra i più partecipati d’Europa.
Io le ho risposto che a Palermo da quando nel 2010 il Pride ha cominciato a pervadere le strade molto è cambiato ma il problema non è l’informazione o la presenza dei comitati Arcigay ed LGBT nel territorio ma sono le politiche sociali e la cultura, etero sessista molto spesso.
E’ vero aver detto frocio mi fa male ma è da li che sin dal liceo un timido ed impaurito me ha tratto la forza per affrontare la cattiveria, la discriminazione. Ciò che non ti uccide ti fortifica d’altronde.
Beh quindi alle migliaia di ragazzi e ragazze, uomini e donne, gay, lesbiche, trans e bisex che come me vivono nel Bel Paese voglio proprio gridare da un finestrino “ di vivere la propria vita , senza timore dei giudizi della gente, perché la vita è solo una e l’omosessualità, splendida caratteristica, non deve essere tenuta celata. “Vivere alla luce del sole senza paura di scottarsi”.

Palermo, 29 luglio 2014

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