Il Fuori!, Mario Mieli e la nascita del Movimento gay

Un articolo di Gianfranco Scavuzzo sull’iniziativa organizzata il 16 giugno da Arcigay Palermo, all’interno del calendario del Palermo Pride 2014 con Franco Buffoni (poeta e amico di Mario Mieli),  Massimo Milani (tra i fondatori di Arci-gay nel 1980) e Giuseppe Di Salvo (tra i fondatori del FUORI!)

Il Fuori!, Mario Mieli e la nascita del Movimento gay

L’edizione 2014 del Palermo Pride, parte nel segno della memoria condivisa e ricucita.

giuseppe di salvo, massimo milani, paolo patanè, franco buffoni

Giuseppe di Salvo, Massimo Milani, Paolo Patanè, Franco Buffoni

Il 28 Giugno, Palermo, per il quinto anno consecutivo ed in concomitanza con altre dieci città in tutta Italia e centinaia in tutto il mondo, verrà invasa dal colorato corteo del Pride LGBT, la manifestazione con cui la comunità lesbica, gay, bisessuale, transessuale ed intersessuale, rivendica il riconoscimento dei propri diritti negati, da una buona legge contro l’omo-transfobia, al matrimonio egualitario, passando per la tutela delle famiglie omogenitoriali ed il rispetto delle identità di genere.

Palermo, dopo lo straordinario successo della manifestazione dello scorso anno, con un record di partecipanti secondo, in Italia, soltanto a Roma, si conferma non solo città dei diritti e della partecipazione, ma prosegue il suo forte impegno nella tutela e nella diffusione della memoria del movimento gay italiano, che in Sicilia, a più riprese nel corso della storia, ha trovato uno dei suoi cardini geografici, politici e culturali di riferimento: dall’accogliente Taormina di fine Ottocento che diede rifugio a celebri omosessuali perseguitati nel nord Europa, fino agli ultimi Pride palermitani, senza dimenticare la stagione di grande fermento politico rappresentata dagli albori del movimento gay italiano,a partire dagli anni settanta, dopo i celebri «moti di Stonewall», che a New York, proprio la notte tra il 27 ed il 28 Giugno 1968 rappresentarono il primo dirompente vagito di un movimento oggi diffuso capillarmente in tutto il mondo.

Arcigay Palermo ha voluto rendere omaggio, con un incontro per certi aspetti storico, agli eroici pionieri del movimento gay palermitano ed italiano, organizzando, lunedì scorso, un incontro sull’indimenticata figura di Mario Mieli, testa d’ariete della lotta di liberazione (omo)sessuale per tutti gli anni settanta, non solo in Italia, ma in tutta Europa, dal quale si sviluppò una riflessione – riduttivo definirla semplicemente storica – che investì in prima persona i protagonisti di quella stagione.

A dialogare con Paolo Patanè, presidente del Palermo Pride, Franco Buffoni (poeta e traduttore di fama, nonché grande amico di Mario Mieli ed autore del volume che, a trent’anni dalla scomparsa del primo grande teorico del movimento omosessuale, ha curato un volume con il carteggio privato fin qui inedito), Massimo Milani (tra i fondatori di Arci-gay, figura di primo piano del movimento lgbti palermitano) ed il bagherese Giuseppe Di Salvo, per cui non occorrerebbe alcuna presentazione, trattandosi di una figura ben nota (tra i fondatori del FUORI! ed animatore, per tutti gli anni settanta ed oltre, del movimento gay palermitano e nazionale), non solo ai lettori del Settimanale, ma a tutti i bagheresi.

Proprio la partecipazione di Giuseppe Di Salvo, che negli ultimi anni, a causa di vecchie ruggini ed incomprensioni sulla lettura storica di quella stagione, ha vissuto le stagioni dei Pride da acuto osservatore e non in prima linea, è stata fortemente voluta dalla rinnovata Arcigay Palermo e dal suo neo-presidente Mirko Pace, come momento fondamentale di riconciliazione delle varie anime del movimento palermitano (fondamentalmente una riappacificazione tra il FUORI! ed Arcigay, con e, successivamente, senza trattino).

Nel nome di Mario Mieli, si sono re-intrecciati i fili di una memoria che ha rischiato, per lungo tempo, di essere dimenticata e che invece merita non solo di essere raccontata, ma che rappresenta ancora oggi un modello di «fantasia» – come l’ha definita Patané – per il movimento lgbti.

I momenti più toccanti, come era prevedibile, sono state le testimonianze dirette di Massimo Milani e Giuseppe di Salvo.

Racconti che hanno scavato nei ricordi più profondi ed intimi, tra infanzie negate ed adolescenze in fuga, alla ricerca della propria identità e della propria libertà.

Come il caso di Massimo Milani che da Ostia, nei giorni seguenti all’uccisione di Pasolini – «è morto un frocio», non un poeta, i commenti in famiglia – decise di non poter più sopportare tanta violenza e di dover fuggire, prima a Roma, aderendo al FUORI! capitolino, poi emigrando al sud, a Palermo, dove ritrovò la propria identità e anche l’amore: un amore, quello con Gino Campanella, emigrato anche lui a Palermo da Torino, che divenne ben presto simbolo contro tutti i pregiudizi e le stupidaggini che sugli omosessuali si continuano a sentire, solo per negare ancora il diritto alla vita coniugale di quelle che si possono definire soltanto come famiglie, altro che «civil partnership»!

Per tornare ancora a Mario Mieli, un vero e proprio genio, uno scrittore – come ha ricordato Buffoni – che in soli dieci anni, ovvero per tutti l’arco degli anni settanta, fino alla sua tragica morte nel 1983, eccelse in ogni genere letterario, dalla poesia al teatro (che lo rese celebre, con performance come La Traviata Norma. Ovvero: vaffanculo…ebbene sì!), dalla saggistica (con i suoi Elementi di critica omosessuale, la tesi di laurea pubblicata nel 1977 da Einaudi, in cui elaborò la tesi della «transessualità panica» e denunciò l’«educastrazione», ovvero le repressioni operate dalla società verso i bambini, allo scopo di rimuovere le tendenze sessuali considerate «perverse») alla narrativa con Il risveglio dei faraoni, pubblicato postumo da Frassinelli e – secondo Buffoni – all’origine della sua tragica e definitiva decisione di togliersi la vita, a soli trent’anni, nel modo che era stato della poetessa Silvia Plath. Gianfranco Scavuzzo e Franco Buffoni

Un fiore estinto troppo presto, Mario Mieli, ma che in quei dieci anni di presenza sulla scena europea, lasciò veramente un segno indelebile.

Anche nella memoria di chi lo conobbe, seppur per soli quindi minuti, come Giuseppe Di Salvo che ha ricordato, con una punta di commozione, il suo incontro con Mieli, avvenuto durante la grande manifestazione organizzata nel settembre del 1977 a Bologna dai movimenti giovanili, cui il movimento di liberazione sessuale e gay prese parte attiva.

«Mi presentai a Mieli» – ha raccontato Di Salvo, ricostruendo l’episodio ornato di una corona floreale e di un velo sul viso – «che mi commosse dicendomi che noi, a Palermo, avevamo fatto il primo gay pride della storia italiana. E si riferiva a quei trecento passi che, nel gennaio del 1977, percorremmo da vicolo Castelnuovo (sede del FUORI! di Palermo) per le vie del centro storico, con Piero Montana, Salvatore Scardina, Rosabianca Colonna, Anna Maria Schmidt, Regina e pochi altri, fino a quando, agenti di polizia non ci strapparono i cartelli con lo slogan ‘Arrusi sì, ma mai con la DC!’ imbrattandosi con la vernice fresca delle scritte. Poi Mieli mi prese – ha proseguito Di Salvo – e guidandomi in un travolgente valzer (scena ricostruita da Di Salvo con l’ausilio di Massimo Milani, ndr) mi recitò, in una sua bellissima traduzione, i versi della poetessa Saffo: Sulla nera terra – / per taluni- / una torma di cavalieri / o un esercito di fanti / e – per altri- / la flotta / che le onde fende / è la cosa più bella; / per me -invece – / è ciò che si ama.» Quindici minuti inediti che entrano, a pieno titolo, nel novero degli eventi storici del movimento gay italiano e non solo. A futura memoria.