“Scuola e famiglia: una prospettiva di genere” – il punto di vista di Benedetta Bonanno

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un resoconto della giornata di studi organizzata in occasione della Gionata Internazionale contro Omofobia e Transfobia

 

di Benedetta Bonanno

Sabato 17 maggio presso il Teatro Biondo di Palermo si è svolto il Convegno “Scuola e famiglia: una prospettiva di genere”, organizzato da Arcigay Palermo, ARCI Articolo Tre Palermo “Salvatore Rizzuto Adelfio”, Associazione LGBT, Agedo Palermo e Famiglie Arcobaleno Palermo.

Lo scopo dell’incontro era di gettare una luce, dal punto di vista del “genere”, sul rapporto fra scuola, famiglie e comunità (e singoli) Lgbt e verificare “lo stato delle cose”.

Il seminario prevedeva l’intervento di diversi esperti, chiamati in qualità di relatori a riportare le loro esperienze personali e lavorative, a confrontare le differenti angolazioni prospettiche e a stimolare gli interventi del pubblico. L’iniziativa faceva parte del progetto Maggio Queer e del calendario di eventi “Verso il Palermo pride 2014”.

1) La prima a parlare è stata la professoressa Maria Garro, docente di Psicologia Giuridica e delle Pari Opportunità presso l’ Università di Palermo, la quale ha esordito presentando delle statistiche realmente sconvolgenti, come lei stessa ha ammesso: altissime percentuali di studenti dei suoi corsi magistrali di Psicologia, sottoposti ad un questionario anonimo, hanno indicato con chiarezza il proprio disagio e la propria contrarietà nell’entrare in contatto e fidarsi di persone Lgbt in ambito lavorativo, scolastico, politico, mostrando anche di non avere un’ opinione positiva del matrimonio fra persone dello stesso sesso. La professoressa Garro non mancava di sottolineare il paradosso riguardante gli intervistati, che, dopo l’università, saranno proprio i soggetti deputati ad accogliere e fronteggiare utenti bisognosi di aiuto e supporto psicologico, potenziali vittime di atti intimidatori fra i quali possiamo tristemente ma realisticamente immaginare anche violenze di stampo omofobico.

La conseguenza di questa “stasi”, di questa opposizione è, fra le altre, la condanna permanente all’invisibilità, per le persone Lgbt, anche nelle aule universitarie, e un preoccupante fenomeno in crescita, l’aumento delle violenze, all’interno di una relazione gay/lesbica, che non vengono denunciate per paura (o ricatto) di essere scoperti.10325715_285381871636236_7178108340691617688_n

La professoressa Garro si è richiamata infine alla legislazione europea che sulla carta tutela e garantisce i diritti di tutti, ma ha evidenziato come, troppo spesso, queste leggi rimangano imprigionate in schemi vuoti e privi di applicazione pratica, e dunque incapaci di proteggere realmente i soggetti sottoposti a discriminazione e bullismo di qualunque matrice. Da qui è scaturito un appello, in linea con le direttrici del convegno, verso la scuola, che in molti casi ha addirittura smesso di insegnare quella “materia” trasversale che dovrebbe supportare tutte le altre, la vecchia “Educazione civica”, chiamata oggi, quando la si fa, “Costituzione e cittadinanza”.

Paolo Patanè, coordinatore di Palermo Pride, è intervenuto chiosando sul fatto che il problema sembrerebbe essere non tanto l’accettazione del concetto di omosessualità in sè, che da una ricerca Istat del 2012 parrebbe largamente acquisita, ma la difficoltà nel passare dalla teoria alla pratica, il disagio nel vivere serenamente accanto a persone delle quali non si comprende né condivide il modus amandi

2) La seconda relatrice è stata la deputata di SEL Celeste Costantino, promotrice in Parlamento di una proposta educativa da inserire a scuola denominata “Educazione sentimentale”. La Costantino è stata precedentemente autrice dell’iniziativa “Restiamo vive”, che intendeva non solo richiamare l’attenzione mediatica sui “femminicidi”, mai sopiti in Italia, ma creare una condizione di allerta, non solo femminile, tesa ad anticiparne finalmente i tragici esiti. La deputata inoltre ha chiarito la situazione sconfortante che sta seguendo il recente “decreto anti-femminicidio”, la mancanza di fondi che non sta consentendo realmente di mettere in atto la legge. Concordo con la sua riflessione, a mio parere mai troppo scontata, per quanto certamente non bastevole, sulla necessità di una vera e propria rivoluzione culturale, oltre che di “buone leggi” che siano realmente in grado di tutelare e soprattutto di istituire una continuità nella tutela e nella promozione dei diritti di tutti.

Tornando alla proposta dell’onorevole, l’Educazione sentimentale racchiude nel termine scelto un riferimento forte ad una dimensione tridimensionale delle relazioni, senza focalizzarsi solo sulla valenza corporea. Infatti per quanto spesso finisca per essere il corpo lo schermo ultimo dei contrasti e la valvola di sfogo delle violenze, appare evidente da diversi fattori che il disagio che diventa aggressione parta da molto più lontano. Destinare quindi un’ ora settimanale ad insegnare ai ragazzi ad amare, accompagnandoli in un percorso di presa di consapevolezza dei modi “giusti”, o quantomeno rispettosi, di farlo, diventa quindi un’utile strategia per combattere la deriva violenta della nostra società, a cui siamo costretti ad assistere su più livelli. Fra l’altro, ed è a mio parere notevole, la Costantino, rispondendo ai dati sconfortanti della precedente relatrice, ha messo in evidenza come i preadolescenti e gli adolescenti non mostrino la stessa ostilità e gli stessi pregiudizi verso le tematiche di genere: sembrerebbe quindi che a quell’età una larga fascia di ragazzi e ragazze non sia ancora prigioniera di stereotipi di genere, indotti probabilmente da modalità di crescita non autentiche ma imposte da modelli esterni.

Ed è importante anche che quest’ora non sia concepita in alternativa alla religione cattolica, proprio perché non è intesa come un insegnamento accessorio e ideologicamente opposto, ma come una base comune, “scientifica”, laica, che la scuola deve dare, perché l’educazione non è un optional che si può scegliere!

Un’altra postilla della legge prevede un’ attenta revisione dei libri di testo, troppo spesso dimentichi del ruolo della donna nella storia, complici dell’antica mentalità che la relegava nei consueti ruoli tradizionali, precludendole tutto il resto. Anche i semplici testi utilizzati per le letture in classe non contribuiscono minimamente a destrutturare i modelli granitici che condizionano la costruzione dei modelli sociali e culturali… che poi imprigionano le menti, giovani o meno (si veda a questo proposito la Convenzione di Istanbul sui diritti delle donne e la loro salvaguardia da ogni tipo di violenza, citata dalla parlamentare, che entrerà in vigore in tutta Europa dal 1 agosto 2014).

Oggi questo tipo di iniziative viene messo in atto da insegnanti coraggiosi, ma senza regolarità né alcuna istituzionalizzazione, che invece gioverebbe e che la proposta dell’on. Costantino cerca di ottenere. Inoltre, considerando il notevole problema della scelta di insegnanti ai quali affidare questo tipo di formazione, quanto mai delicata, si guarda con fiducia ai percorsi universitari di recentissima istituzione quali ad es. quelli in Storia di genere, attivati al momento solo da pochi atenei italiani, capaci di formare figure in grado di svolgere questo compito.

In conclusione, la Costantino ci ha riportato sul sentiero della speranza per quanto riguarda la propensione dei giovani italiani nei confronti delle tematiche di genere e dei diritti Lgbt, non dimenticando di invitare i movimenti che li sostengono a farsi avanti con più coraggio, perché si può affermare e diventare “normale”, accettato e legalmente riconosciuto, solo quello che realmente si vuole, e bisogna volerlo fortemente giorno dopo giorno nella società.10251921_285381901636233_6253671383218258229_n

Il convegno è proseguito poi con un seminario con gli interventi della professoressa Gilda Terranova, che insegna alla scuola media, della regista Emma Dante, di Olga Rago in rappresentanza di Famiglie Arcobaleno Palermo e di Daniela Tomasino per Arcigay Palermo.

3) La professoressa Gilda Terranova ha incentrato il suo discorso sulla scuola, sottolineando come questa sia, per molti ragazzi, l’unico ambiente, oltre quello familiare, che possa intercettare molte loro domande e disagi, fornendo risposte che permettano di insegnare il rispetto delle diversità e la capacità di integrazione.

Ha focalizzato quindi gli strumenti che si possono utilizzare per prevenire fin da subito manifestazioni omofobiche, come i testi della collana Sottosopra, e i programmi, dalla letteratura al cinema, al teatro, linguaggi potentissimi per dibattere con i ragazzi sulle tematiche di genere (è stato citato l’esempio di Tomboy, pellicola che la professoressa ha fatto vedere, con ottimi risultati, in una seconda media). Emerge quindi anche qui un quadro più positivo sull’attenzione e la possibilità di dialogo con gli studenti più piccoli su queste tematiche.

La Terranova ha poi concluso ricordando, a mio parere giustamente, che gravi guasti son stati prodotti dall’aver eliminato dai programmi scolastici l’educazione sessuale. La maggioranza degli studenti infatti, specie nei quartieri disagiati, mostra sorprendentemente un’ignoranza abissale su temi di base come, ad es., la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, problema che si potrebbe contenere ed arginare fortemente se, vista la palese assenza di queste famiglie, fosse la scuola a farsi realmente carico di colmare questa gravissima lacuna.

4) Successivamente è stato il turno di Emma Dante, attesissima autrice e regista di lavori teatrali di successo, fra cui “La bella Rosaspina addormentata” che ha suscitato scandalo e proteste nei teatri italiani per la scelta di far svegliare la principessa addormentata dal bacio di una donna (proteste tra cui le celeberrime esposizioni di striscioni con su scritto: Lasciate stare i nostri figli).

Emma Dante, osservatrice acuta delle reazioni del pubblico durante gli spettacoli, sempre tesa a costruire con questo una relazione attiva tra teatro e mondo della platea, ha fatto riferimento alla bellissima iniziativa del Teatro dell’infanzia. All’interno di questo contesto, che mi sentirei di definire educativo e culturale, ha raccontato come i bambini, di fronte al suddetto bacio fra le due donne in scena, non abbiano mostrato sconvolgimento, bensì grande naturalezza nella loro reazion
e spontanea di normalità, una specie di non-reazione. Ma mentre Emma durante la scena del bacio si girava a guardare loro, loro si giravano a guardare i genitori, in una bellissima relazione di sguardi che portava però, da parte dei genitori, a chiari segnali di disapprovazione e costruzione di un senso tragico e oppressivo di anormalità che non sorgeva spontaneamente nei bambini di fronte alla scena. Dunque si avverte l’esigenza, ha concluso la Dante, di fare teatro educativo più con i grandi che con i bambini, che appaiono pronti e sereni nel valutare “normalmente” ciò che alcuni adulti si ostinano a negare sia tale.

5) Dopo di lei ha preso la parola Olga Rago per Famiglie Arcobaleno Palermo, delineando in breve la situazione delle famiglie omogenitoriali in Italia, tante, a dispetto di quanto si possa pensare dall’esterno. Nel nostro paese il diritto per una coppia gay di costruire una famiglia e avere dei figli incontra ancora oggi notevoli problemi, nonostante, secondo la Rago, la rappresentazione del fenomeno, spesso sbandierata da politici di opposti schieramenti, appaia molto più problematica della realtà effettiva: cioè le famiglie Arcobaleno, chiamate così dalla nascita, nel 2005, dell’Associazione che le tutela e porta avanti le loro battaglie politiche, sociali e giuridiche per il riconoscimento del diritto alla genitorialità per gli omosessuali italiani, in realtà sono molto più “accettate” e integrate di quanto lascino pensare gli strali di un Giovanardi…! Entrando più concretamente nelle problematiche evidenziate, due delle più scottanti sono l’inseminazione artificiale, che attualmente in Italia non è possibile per una coppia gay, e il riconoscimento del diritto, per il partner del genitore biologico, di adottare legalmente il figlio. In questo modo si rischia si vengano a configurare situazioni assurde e dolorose come, nel caso di accadimenti tragici al primo genitore, l’affidamento del figlio, cresciuto in questa famiglia, ad estranei. Dunque l’Associazione delle famiglie Arcobaleno intende lottare, insieme a tutte le altre associazioni e realtà tese a garantire finalmente in Italia il riconoscimento di questo diritto.10341635_285636291610794_5091045970494209407_n (1)

6) L’ultima a parlare è stata Daniela Tomasino di Arcigay Palermo, la quale ha aperto il suo intervento facendo mea culpa sull’operato, fino ad oggi, delle associazioni come appunto l’Arcigay stessa: troppo poco infatti hanno fatto, dimostrando di avere ancora poco coraggio per sostenere le richieste ormai mature del movimento Lgbt italiano. Ad esempio, sono state stigmatizzate soluzioni di compromesso ricercate in passato come i Pacs o il cosiddetto “matrimonio di serie B” recentemente proposto e riservato solo alle coppie gay: la Tomasino ha giustamente fatto rilevare come l’obiettivo da raggiungere non possa consistere in un minimo dei diritti, qualcosa di parziale di cui accontentarsi, ma che si debba realmente lottare con coraggio e determinazione per avere una reale uguaglianza, una vera parità, non una specie di diritto accessorio di nicchia che serva a tener buoni quelli che in realtà si vogliono comunque escludere.

Un aspetto del suo discorso che ho apprezzato particolarmente è stato il dialogo costante ricercato con “il mondo etero”, laddove ad esempio, ne cito uno per tutti, Arcigay ha stampato delle magliette proprio per le persone etero con la scritta “Conta su di me”: in questo modo si lotta anche simbolicamente contro la ghettizzazione delle persone omosessuali, un rischio che si corre se non si capisce che le battaglie per i diritti non devono essere portate avanti solo da chi quei diritti li chiede, ma da tutti per un miglioramento globale della società!

Il raggiungimento della chiarezza su questo punto penso debba essere uno degli obiettivi cardine delle azioni di tutte le realtà sinergiche presenti oggi al convegno, scuola, associazioni, famiglia, teatro e mondo della cultura, politica…

 

Daniela Tomasino ha poi citato l’ultimo rapporto dell’Ilga, INTERNATIONAL LESBIAN, GAY, BISEXUAL, TRANS AND INTERSEX ASSOCIATION, secondo il quale, su 32 paesi europei, l’Italia rivestirebbe il 31 (!) posto, solo dopo la Russia, per quanto riguarda il rispetto dei loro diritti. Ovviamente è stato subito chiarito che questa classifica non riguarda i comportamenti delle persone, ma le leggi presenti formalmente nei diversi paesi… è comunque un dato che deve far riflettere!

In conclusione il convegno è stata un’ occasione, a mio parere pienamente e sapientemente sfruttata, per “raccogliere e presentare le idee”, e soprattutto per tracciare la strada futura ancora da percorrere, che per certi versi sembra ancora lunga e difficile, ma che tutti noi lì presenti, e moltissimi altri, in Italia, in Europa e nel mondo, stiamo percorrendo con coraggio e determinazione per la conquista dei diritti di tutti e per una società veramente più giusta.