Congresso: intervento di Lorenzo Canale

Pubblichiamo l’intervento di Lorenzo Canale, segretario uscente, al Congresso provinciale di Arcigay Palermo del 9 marzo 2014

Ho avuto l’onore di essere nominato Segretario di Arcigay Palermo dal 6 ottobre 2012 e da allora ho avuto il piacere di ricoprire questo ruolo. Mi piace ricordare, però, che la mia esperienza ha radici in tanta altra storia e si capirà in appresso perché faccio una veloce carrellata di esperienze.
Ho avuto modo di prendere piena consapevolezza del mio orientamento nel 1998 e con una precedente Arcigay, una Arcigay Palermo che allora era presieduta da Nicola D’Ippolito; ho compiuto i primi passi all’interno del movimento LGBTI con un esponente storico del “FUORI!” quale è Piero Montana e li ho fatti presso il Centro d’Arte e Cultura Gay di Bagheria.DSC_0643 Come alcuni sapranno, la mia vera fase formativa avviene all’interno del Circolo Arcilesbica “Lady Oscar” (un circolo che ha dato tanto a questa città e che viene troppo poco ricordato), passando poi per un paio di tentativi di fare rinascere Arcigay Palermo in un periodo in cui questa non era più esistente (tentativi effettuati con Salvatore Adelfio, Mario Blandi e con diverse altre persone a me care), crescendo per quella splendida esperienza che fu il Coordinamento GLBT di Palermo e poi per un passaggio dentro l’Associazione Omosessuale Articolo Tre. Infine l’ingresso in Arcigay Palermo e il conseguente incarico di segretario, ricevuto e spero portato avanti con rispetto.
Perché il racconto di queste esperienze? Perché nonostante esistano tanti modo di vivere il proprio genere o il proprio orientamento e nonostante si possano fare tante riflessioni sul concetto di “comunità” (alcuni dicono che parlare di comunità sia un errore), credo fortemente che una comunità LGBTI esista! Ed esiste a prescindere dal fatto che chi ne fa parte ne sia consapevole o meno. Ebbi modo di fare tante riflessioni con un altro grande padre del movimento quale fu Massimo Consoli e da posizioni diverse arrivammo a conclusioni simili: una comunità esiste perché esistono obiettivi simili a cui si tende e fenomeni esterni che interessano delle persone ancora oggi non valutate per ciò che fanno ma discriminate perciò che sono. Formazioni diverse che si incontrano e che spesso convivono. Una comunità esiste perché esistono obiettivi simili a cui si tende e fenomeni esterni che interessano delle persone ancora oggi non valutate per ciò che fanno ma discriminate per ciò che sono.

Obiettivi comuni possono essere raggiunti attraverso sensibilità e modalità di lavoro diverse ed è per questo che oggi io sono dentro Arcigay Palermo, un’associazione dialogante al suo interno e verso l’esterno, un’associazione che lavora e collabora a prescindere da colori partitici e da alleanze politiche, che lavora con chi ha voglia di migliorare questa società e superare le discriminazioni (ancora oggi presenti) verso tutte le minoranze.

Dopo un periodo di allontanamento, la mia recente ri-adesione ad Arcigay avvenne perché, con presidente nazionale Paolo Patanè e con presidente provinciale Daniela Tomasino, avevo intravisto una nuova Arcigay, un’associazione più aperta alla collaborazione con il resto della comunità LGBTI, un’associazione fortemente improntata al servizio alle persone LGBTI, un’associazione che parlava alla comunità LGBTI ma senza mai separarla dal resto della società e dai contesti territoriali. Un’associazione che aveva ritrovato i valori delle origini.

Mi piacerebbe e dovrei parlare di tante cose: della storia di Arcigay Palermo fin da quel primo collettivo del 1980, storia che vive ancora oggi informando l’energia e il comportamento di tante e tanti di noi; delle esperienze positive e negative del Pride che ci hanno fatto crescere in più sensi, un Pride dall’altissimo valore sociale e culturale, con una programmazione eterogenea e con una partecipazione mai vista nei Pride nazionali; vorrei parlare del fatto che la mancanza di una sede fisica limita le possibilità dell’associazione di operare in maniera efficiente ed efficace sul territorio; parlerei anche del fatto che grazie o nonostante tutto ciò, l’associazione vive e riesce a fornire servizi al territorio e, soprattutto, alle persone.

Questa è la cifra di Arcigay Palermo: lo spirito di vero volontariato! Questo spirito è quello che ci permette di essere presenti dentro la comunità LGBTI con supporti, sportelli, momenti di socializzazione, momenti di informazione e di prevenzione, momenti ricreativi. Ma è anche quello che ci fa parlare con tutta la società, nelle scuole, durante eventi culturali organizzati dalle più diverse realtà, che ci fa dialogare con le amministrazioni ma anche con i cittadini comuni, con gli italiani e con i migranti, con la società tutta!
La vocazione a mettersi al servizio della causa è stata forte anche durante il Pride, momento in cui proprio per tale propensione a lavorare instancabilmente anche per sedici ore consecutive e senza la necessità di essere presenti ai “tavoli mediatici”, la nostra associazione e la nostra grande presidente Tomasino sono state attaccate da altre realtà sparse sul territorio nazionale e che, evidentemente, non sono abituate a lavorare in gruppo e non hanno il nostro stesso spirito di servizio a prescindere dai microfoni.
La collaborazione con altre realtà, siano queste associative, politiche, ricreative, è importante per Arcigay Palermo ed è un atteggiamento che non va perso. D’altro canto l’idea sana di collaborare e costruire insieme a tante altre realtà non deve portare alla perdita di identità: l’identità di un’associazione che ha un bagaglio di valori e di esperienze molto importante e che va mantenuto e valorizzato; l’identità di un’associazione che prima di tutto fornisce servizi e parla di persone, alle persone e con le persone.
Fondamentale, quindi, la ricerca di una cultura della valorizzazione delle differenze e il superamento delle discriminazioni che oggi, senza cadere nella retorica del vittimismo, esistono verso le persone LGBTI ma anche tra le persone LGBTI.

Ogni azione sociale, è chiaro, è un’azione politica. Gli stessi fondatori dell’allora Arci-Gay (Gino Campanella, Massimo Milani, Enzo Scimonelli, Franco Lo Vecchio e diversi altri) ci insegnano che la volontà delle origini era rivoluzionaria, che si volevano scardinare convenzioni illogiche e lo si voleva fare attraverso un’azione politica e sociale. L’agire politico, però, non deve portare a fraintenderne il senso e serve resistere alle tentazioni! Dico questo perché troppo spesso si vede in giro una propensione da parte delle associazioni a parlare il “politichese”, di usare linguaggi, strumenti e dinamiche che sono tipici non della buona “azione politica” nel sociale ma di chi pensa di essere un partito. Si sono visti atteggiamenti anche da parte della stessa Arcigay, perché è giusto riuscire sempre a fare autocritica costruttiva, in cui si è cominciato a contrattare ancor prima di fare le dovute richieste, si è operato troppe volte con un atteggiamento di contrattazione al ribasso.

L’Arci-Gay delle origini non guardava in basso ma giustamente e virtuosamente puntava in alto.

Sicuramente un’associazione deve essere dialogante, avere i piedi per terra sugli obiettivi possibili e guardare in prospettiva ma non può permettersi di non presentare e difendere le legittime richieste di una parte di persone ad oggi non considerate ancora cittadini nel pieno senso della parola o di umiliarsi riducendo diritti e addirittura “autoriducendosi” per il solo fatto di pensare che altrimenti “non si ottiene nulla”.
Tutte queste riflessioni sono state alla base del lavoro fatto da Arcigay Palermo in questi anni e per questo, a rischio di sembrare autoreferenziale, ringrazio la presidente Daniela Tomasino e tutto il direttivo uscente. Ringrazio tutte e tutti per aver mantenuto la barra salda sul senso di Arcigay.
Al contempo non ho dubbi che il nuovo direttivo si muoverà su questa stessa linea di principi. La mozione del nuovo candidato alla presidenza, Mirko Pace, è una mozione ambiziosa come è giusto che sia, porta una ventata di aria nuova ma dichiara, nei fatti, anche la volontà di non rinunciare all’esperienza e alla capacità di chi ha già fatto prima. Per questo non posso che dichiarare il mio sostegno alla mozione e fare tanti auguri al nuovo direttivo che verrà eletto, a tutte le socie e a tutti i soci.

Buon lavoro, Lorenzo Canale

Annunci