Vladimir Luxuria rilasciata dalla polizia russa

Vladimir Luxuria, attivista del Movimento LGBTI, ex parlamentare del Parlamento italiano, madrina del Palermo Pride e nostra amica e compagna è stata fermata dalla polizia a Sochi (Russia) con l’accusa di Propaganda Gay. La sua colpa? Quella di avere esposto un simbolo di libertà in pubblico, una bandiera arcobaleno.
La legge contro la “propaganda gay” vieta alle persone LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans* e Intersessuali) di esprimere il proprio orientamento sessuale in pubblico, in contrasto con i principi della libertà d’espressione che stanno alla base di un sistema di governo che possa definirsi democratico.


Fortunatamente, anche grazie all’intervento della Ministra degli Esteri Emma Bonino, Vladimir è stata rilasciata: una persona come lei ha una storia e una fama che le ha permesso di gridare “libertà” in un paese dove a milioni di altre persone questo lusso non è concesso. Dopo l’approvazione della legge, centinaia di attivist* LGBTI sono stat* arrestat* e tutt’ora sono detenut*. Moltissime persone LGBTI vengono perseguitate, torturate, umiliate e talvolta anche uccise perché l’omofobia è un sottoprodotto della cultura maschilista che mai come in questo caso viene legittimata da uno Stato, anche grazie a questa legge.
È auspicabile un intervento dell’Unione Europea tutta affinché questa “caccia alle streghe” abbia definitivamente fine. Auspichiamo che il nostro Paese si schieri una volta e per tutte in prima linea a favore dei diritti. Che non avvalli silente il “diritto” alla discriminazione, all’offesa e alla denigrazione delle persone LGBTI ma sostenga con forza e determinazione il diritto ad una vita piena e dignitosa, paritaria e rispettosa delle differenze, intese come ricchezza sociale e non come un pericolo per una struttura sociale che ne verrebbe invece solo arricchita e rafforzata.
Chiediamo dunque che la sensibilità mostrata dalla Ministra degli Esteri sia fatta propria da quel Senato in cui è in discussione la legge contro l’omofobia: perché il nostro paese, se vuole diventare portabandiera dei diritti umani, deve prima risolvere le gravi violazioni dei diritti che accadono al suo interno.

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