Omo/transfobia: firma anche tu per una legge giusta

In questi giorni è in discussione al Senato la legge Scalfarotto contro omofobia e transfobia. Una legge che introduce alcuni principi importanti, ma che indebolisce l’impianto complessivo delle leggi contro le discriminazioni in Italia, introducendo delle deroghe ai discorsi d’odio (hate speechs) per chi appartiene a gruppi religiosi, associazioni, partiti politici.

Arcigay Palermo, insieme a molti altri attivisti, ha lanciato un appello rivolto ai Senatori. Per aderire basta mandare un’email a giuseppeeduardo.polizzi@unipv.it o comunicarlo nel gruppo su Facebook

Il testo dell’appello:

Gentili senatori,
Vi scriviamo per un impegno serio e coerente sul Disegno di legge Scalfarotto, di contrasto all’omotransfobia, su cui sarete chiamati a esprimere il voto nelle Commissioni a in Aula.
La legge recante “Disposizioni in materia di contrasto dell’omofobia e della transfobia” (245-280-1071-A) approvata alla Camera il 19 settembre 2013, presenta notevoli criticità che la rendono inapplicabile e addirittura nociva, non solo per i diritti delle persone LGBT, ma anche per le minoranze attualmente tutelate dalla legge Mancino-Reale.

VA ELIMINATO DAL TESTO L’EMENDAMENTO 1.61 (SUBEMENDATO) PERCHE’ CONSENTE LA LIBERTA’ DI INSULTO NEI CONFRONTO NON SOLO DELLE PERSONE LGBT MA ANCHE DI ALTRE MINORANZE

Infatti, a seguito dell’approvazione in aula dell’ emendamento Verini-Gitti (1.61 subemendato) era inserito al comma 1, dopo la lettera b quanto segue: “Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni.” L’introduzione, del tutto innovativa, in un testo di legge di un imprecisato ‘pluralismo delle idee’ avrebbe come sicuro effetto quello di relativizzare, e perciò indebolire, la tutela giuridica dello status della persona o della sua condizione di vita in relazione ad una determinata appartenenza etnica, religiosa, ovvero di orientamento sessuale o identità di genere. Nel caso delle persone omosessuali, ad esempio, questa pratica di ‘relativizzazione’ significherebbe dare tutela alla condizione di vita di chi è omosessuale ma, allo stesso tempo, significherebbe dare espressa liceità, per mezzo di un atto legislativo, all’opinione che ritiene l’omosessualità una malattia curabile, ovvero che le persone omosessuali non possano essere buoni genitori ecc.ecc.
Sul punto vi segnaliamo di seguito alcuni pareri tecnici che approfondiscono il tema:

http://www.magistraturademocratica.it/mdem/qg/stampa.php?id=208
http://www.magistraturademocratica.it/mdem/qg/stampa.php?id=210
http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=2899&l=it

DISCRIMINARE IN BASE ALL’ORIENTAMENTO SESSUALE, IDENTITA’ DI GENERE, ETNIA, RAZZA, RELIGIONE, RISCHIA DI DIVENTARE LEGITTIMO. VA ELIMINATA LA LOCUZIONE <<CONFORMI AL DIRITTO VIGENTE>>.

Un altro punto che presenta forti criticità dal punto di vista giuridico riguarda le ‘condotte conformi al diritto vigente’ che non è stata oggetto, fino ad oggi, di critiche o di censure. Ciò non esclude che, al contrario, sia proprio questo punto quello più pericoloso e illiberale dell’intero emendamento. Poiché il concetto di ‘discriminazione’ è tratto dalla legislazione civilistica, ed ha quindi valenza extrapenale, ne consegue che la garanzia che detto emendamento offre alle condotte “conformi al diritto vigente” significa una cosa soltanto: con l’approvazione dell’emendamento chiunque potrà legittimamente, senza ledere alcun diritto altrui, impedire il riconoscimento di diritti o di tutele in materia di etnia, religione, orientamento sessuale o identità di genere. E ciò in quanto detta condotta impeditiva sia conforme all’attuale diritto vigente, così come interpretato dagli organi dello Stato. Non occorre, infatti, possedere particolari nozioni giuridiche per sapere che ogni ordinamento giuridico assegna un’importante funzione all’attività ermeneutica del diritto. In base alla – Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei Ministri agli Stati membri del Consiglio d’Europa sulle misure volte a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, vi è un esplicito riferimento ai discorsi dell’odio: “Gli Stati membri dovrebbero adottare le misure adeguate per combattere qualsiasi forma di espressione, in particolare nei mass media e su internet, che possa essere ragionevolmente compresa come elemento suscettibile di fomentare, propagandare o promuovere l’odio o altre forme di discriminazione nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali o transessuali. Tali “discorsi d’odio” dovrebbe essere vietati e condannati pubblicamente in qualsiasi circostanza. Tutte le misure adottate dovrebbero rispettare il diritto fondamentale alla libertà di espressione, conformemente all’Articolo 10 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo”.

IN VIA PRINCIPALE: MEGLIO USARE ‘ORIENTAMENTO SESSUALE E IDENTITA’ DI GENERE’, TERMINI CONOSCIUTI DALLA LEGISLAZIONE INTERNAZIONALE, COMUNITARIA E NAZIONALE. IN SUBORDINE: DEFINIRE CHE S’INTENDE PER OMOFOBIA E TRANSFOBIA DATO IL PRINCIPIO DI TASSATIVITA’ DELLA NORMA PENALE E IL DIVIETO DI INTERPRETAZIONE ANALOGICA.

Inoltre, all’interno del decreto Mancino, nel testo licenziato alla Camera, sono stati inseriti i termini “omofobia” e “transfobia”, scelta che, pur andando nella giusta direzione, ci appare alquanto incomprensibile. Più idonei e anche semanticamente coerenti sono i termini “orientamento sessuale” e “identità di genere”, termini che già compaiono nella nostra normativa e in trattati internazionali, molto meno ambigui e con una robustezza giuridica già consolidata.

LA POSIZIONE DEL MONDO DELL’ASSOCIAZIONISMO è CHIARA: TORNIAMO AL TESTO DI LEGGE LENFORD, NON E’ ACCETTATA UNA LEGGE CHE RISCHIA DI LEGITTIMARE LE DISCRIMINAZIONI E DI ESSERE ALLA PROVA DEI FATTI INAPPLICABILE

Di seguito i link al comunicato stampa a firma, tra gli altri, delle maggiori associazioni italiane LGBT, che s’indicano di seguito:
Arcigay – Flavio Romani Arcilesbica – Paola Brandolini Agedo Agedo Rita De Santis Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa MIT, Cathy La Torre

http://www.arcigay.it/comunicati/omotransfobia-associazioni-lgbt-emendare-rapidamente-ddl-scalfarotto-poi-subito-al-voto/

Di recente, il 7 dicembre 2013 è stata indetta una manifestazione nazionale da parte di tutte le sigle LGBT, che ribadiva le posizioni qui espresse

http://www.famigliearcobaleno.org/Comunicati.asp?id=172

CONCLUSIONI

Noi chiediamo una buona legge contro l’omotransfobia non una qualsiasi legge contro l’omotransfobia. Come ha dimostrato il moto d’indignazione durante l’approvazione del disegno di legge Scalfarotto la comunità LGBT non accetta ulteriori umiliazioni alla propria dignità. Serve una battaglia seria sia in Commissione che in Aula per tornare a un testo che offra tutele effettive e non compromessi al ribasso. Per dare al nostro ordinamento una legge GIUSTA.

PROMOTORI

Niccolò Angelini (presidente di Arcigay Pavia, avvocato)

Giacomo Deperu (presidente di Arcigay Udine e Pordenone e consigliere nazionale Arcigay)

Giuseppe Polizzi (assegnista di ricerca in Diritto costituzionale, Università di Pavia, avvocato, consigliere nazionale Arcigay)

Antonello Sannino (presidente di Arcigay Napoli e Consigliere nazionale Arcigay)

Daniela Tomasino (presidente di Arcigay Palermo)

FIRME IN ORDINE ALFABETICO:

Michele Pio Antolini (presidente Arcigay Bat “Le mine vaganti”)
Tommaso Andrea Colombo (avvocato in Milano)
Luca Contardi (vice presidente Arcigay Pavia)
Cristina Covini
Luigi Carollo, (presidente Articolo 3 ” Salvatore Rizzuto Adelfio”)
Luciano Corroreale (dirigente Arcigay Napoli)
Giovanni Dall’Orto (storico, saggista)
Lucio Dattola (avvocato)
Rosario Duca (presidente di Arcigay Messina e consigliere nazionale Arcigay)
Daniela Falanga (responsabile diritti trans Arcigay Napoli)
Claudio Finelli (presidente coordinamento Arcigay Campania)
Mattia Gadiolo (presidente di Arcigay Padova e consigliere nazionale di Arcigay)
Guido Galipò (avvocato e Dottore di ricerca in Diritti e libertà fondamentali)
Marco Geremia (avvocato in Perugia)
Manuel Girola (avvocato in Milano)
Andrea Gratteri (ricercatore in diritto costituzionale Università di Teramo)
Anna Barbara Grotto (presidente Arcigay Vicenza)
Giuseppina La Delfa Hoedts (presidente di Famiglie Arcobaleno)
Cathy La Torre avvocata, Vice presidente MIT, Consigliera Comunale Bologna
Fabrizio La Paglia (tecnico informatico, Perugia)
Rossella Liscio (avvocato del Foro di Bergamo)
Dimitri Lioi (consigliere nazionale Arcigay, avvocato)
Sandro Mattioli (presidente PLUS onlus)
Giuditta Matucci (ricercatrice di diritto costituzionale)
Gianfranco Meneo (docente discipline giuridiche ed economiche, Foggia)
Antonella Nicosia (responsabile tecnico commerciale, Trieste)
Andrea Morniroli (Cooperativa sociale Dedalus, progetto Altri Luoghi)
Rosario Murdica
Mirko Pace (consigliere Arcigay Palermo)
Paolo Patanè (consigliere onorario Arcigay)
Vanni Piccolo (attivista storico del movimento LGBT italiano)
Stefano Pieralli (vice presidente PLUS onlus)
Davide Podavini (dottorando in Scienze umanistiche, Università di Trieste)
Francesco Rigano (professore ordinario di Diritto costituzionale, Università di Pavia, avvocato)
Antonio Rotelli (presidente di Avvocatura per i diritti LGBT)
Mila Spicola (insegnante)
Anita Sterna (presidente di Arcigay Vercelli)
Andrea Tamaro (presidente Arcigay Trieste e Gorizia e consigliere nazionale Arcigay)
Giulio Terzi (avvocato in Bergamo)
Michele Tondi (presidente di Arcigay Grosseto)
Paolo Valerio (presidente ONIG – Osservatorio nazionale sull’identità di genere)
Ottavia Voza (Segretaria nazionale Arcigay e Presidente di Arcigay Salerno

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