L’appello di Sergio, in fuga dalla Georgia

Sergio ha 23 anni ed è gay. E’ nato in Georgia, una piccola repubblica tra la Turchia e la Russia con meno di 5 milioni di abitanti. Pochi mesi fa, il 17 maggio, a Tblisi, una piccola manifestazione contro l’omofobia organizzata dall’associazione Identoba, di cui Sergo fa parte, è stata assalita da una folla feroce e crudele: circa 40.000 di persone che, sobillate e guidate da preti della Chiesa  ortodossa georgiana, hanno aggredito e malmenato gli attivisti per i diritti LGBT.  Da allora nel Paese si è scatenata un’ondata di violenze contro le persone LGBT, che a livello internazionale ha avuto poco eco.

E’ da questo Paese che Sergio sta fuggendo, dopo essere stato aggredito e picchiato più volte, e persino sottoposto ad elettroshock per essere curato. La polizia, a cui si è rivolto, non solo non ha fatto nulla, ma ha avvisato la famiglia della sua omosessualità. Risultato:  Sergo ha subito minacce dalla sua stessa famiglia. Circa due mesi fa, il suo ragazzo è stato picchiato ed è morto per le percosse subite.
L’abbiamo conosciuto pochi giorni fa in Ucraina, dove si è rifugiato.  Adesso Sergio, grazie all’aiuto di una giornalista spagnola, ha trovato rifugio in una casa sicura. 

Grazie all’aiuto di un’attivista portoghese, cercherà di ottenere asilo politico in un Paese dell’Unione Europea, per tentare di costruirsi una vita migliore.

Sergio: “La polizia in Georgia non fa niente! Non fanno indagini, non proteggono in nessun modo le vittime di reati del genere. Non esiste in questo momento nessuna agenzia o organizzazione nel mio Paese che in questo momento può assicurarmi protezione. Neanche nessuno della mia famiglia o tra i miei amici.

Ho bisogno di un aiuto internazionale, asilo politico o qualsiasi altro tipo di supporto. Per favore, se conoscete un modo per aiutarmi contattatemi. Per favore, fate attenzione nell’utilizzo di queste informazioni, soprattutto con i miei dati personali, il luogo dove sto adesso e i miei contatti.

C’è una violazione continua e costante dei diritti umani in Georgia ed è urgente un’azione internazionale contro questa situazione.”

One thought on “L’appello di Sergio, in fuga dalla Georgia

  1. Io vado in Georgia a fine dicembre, non voglio correre troppi rischi ma se servisse aiuto potete contattarmi.

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