Contro la pseudo legge antiomofobia mobilitiamoci!

SABATO 21 SETTEMBRE ORE 18.00 SIT IN DI FRONTE ALLA SEDE DEL PD, IN VIA BENTIVEGNA

Palermo, giugno 2013. Ai Cantieri Culturali della Zisa, sede del Pride Village, si respira un aria positiva. Ragazz* e militati venuti da tutta Italia sono ottimisti. È stato eletto uno dei parlamenti più giovani e liberali della storia repubblicana in cui è stata presentata una proposta di legge per contrastare l’omofobia e la transfobia estendendo la legge Mancino, a firma di più di 200 deputati. Presto sarà calendarizzata in commissione giustizia e sarà agevolmente approvata, i numeri ci sono: PD (che ha la maggioranza relativa alla Camera), SEL e Movimento 5 stelle sono favorevoli, non sembrano esserci ostacoli. Prima della pausa estiva la Camera l’approverà, in autunno si comincerà a parlare di unioni civili e matrimonio: i numeri ci sono (almeno alla Camera, in Senato sarà più complicato…) Questo il convincimento generale, questa l’opinione dei tanti militanti venuti a Palermo da Bergamo, Milano, Napoli, Firenze, Roma… La legge viene intestata a Ivan Scalfarotto, eletto nella file del PD, relatore in Commissione Giustizia. Durante il corteo del Pride, in cui ho svolto il servizio d’ordine, ho avuto cinque minuti di “pausa” reggendo lo striscione del coordinamento, in testa al corteo: alla mia destra Ivan Scalfarotto.

Roma, 19 settembre 2013.

La Camera dei Deputati approva finalmente la legge Scalfarotto “norme per contrastare l’omofobia e la transfobia”: si tratta dell’estensione della legge Mancino anche per i crimini d’odio di origine omotransbofica. Bene. Ma il PD, anziché cercare una convergenza a sinitra, con SEL e 5 stelle, cerca fin dai lavori in commissione il compromesso a destra (la legge prevedeva un doppio relatore: Scalfarotto per il PD e Antonio Leone per il PDL). La commissione la licenzia monca, ma viene completata dall’emendamento Verini che rende applicabile la legge Mancino. In parlamento, al fine di garantirsi i voti di Scelta Civica, l’emendamento Verini viene “precisato” dal subemendamento Gitti, che recita:

 

“Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni.”

 

In pratica la legge Mancino non sarà applicabile nei confronti di organizzazioni politiche, sindacali, culturali, sanitarie, d’istruzione, religiose: si tratta dell’emendamento “salva vescovi” o peggio “sdogana Forza Nuova”. Esso non solo svuota di senso la legge Scalfarotto, in quanto l’istigazione all’odio viene spesso da partiti di destra e da associazioni ultracattoliche; ma, peggio, disattiva la legge Mancino anche per i crimini d’odio legati alla discriminazione razziale, etnica e religiosa. Il fatto che quest’emendamento sia stato approvato col determinante contributo della Lega Nord, partito notoriamente razzista, ci dà la cifra del valore di questo punto della legge.

In nome del compromesso parlamentare si è così svenduta la legge, che strutturata in questo modo è totalmente inefficace. Scalfarotto, omosessuale militante (?), ha preferito garantirsi una possibile carriera dirigenziale all’interno del PD piuttosto che andare avanti nella lotta, piuttosto che agire secondo il mandato dei suoi elettori: molti omosessuali infatti hanno votato il PD ingannati da, a questo punto sì, lo specchietto per le allodole Scalfarotto.

Pur presi da un momento di scoramento, noi non ci fermiamo, sospinti dalla rabbia per essere stati presi per l’ennesima volta per i fondelli, rabbia che verrà incanalata verso azioni sempre più incise per continuare nella lotta per i diritti civili.

Incominciamo da domani: incontriamoci alle 18 sotto la sede palermitana del Partito Democratico in Via Bentivegna 63, per gridare il nostro disappunto, per manifestare la nostra delusione, per fare capire ai dirigenti di questo partito vergogna che il PD non lo voteremo mai più, a meno di uno strenuo impegno in Senato per approvare una legge che non contenga quel lurido emendamento.

Mirko Pace

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