Immaginiamo insieme un mondo in cui essere gay sia del tutto normale

Una lettera del professore Gianluca Spitalieri ai suoi studenti

Qualche giorno fa un ragazzo di quattordici anni si è suicidato, lanciandosi dalla terrazza di casa sua. Dopo aver lasciato un messaggio ai genitori, il drammatico epilogo di una storia, simile a tante altre. gianluca
Vi starete tutti chiedendo cosa abbia potuto spingere quel ragazzo a compiere quel gesto così forte, che spezza il fiato e ci lascia tutti sgomenti. A quattordici anni può capitare di pensare alla morte, in realtà capita anche a trenta, a cinquanta, a ottanta. Vi è uno stretto e misterioso rapporto tra la vita e la morte, e a volte queste due parole si confondono, travalicano i loro confini, fino a coincidere nell’intimo di ciascuno di noi. E può accadere che quel margine di distanza si assottigli fino a cadere giù verso terra, e non solo metaforicamente.
In classe abbiamo discusso molte volte delle vostre e delle mie paure, di ciò che ci far stare bene e di ciò che ci rattrista e che ci fa male, ma abbiamo parlato anche dell’amore, quello che provava, ad esempio, Saffo per sua figlia Cleide e allo stesso tempo del suo amore appassionato, descritto nell’ Inno ad Afrodite, in cui racconta il suo sentimento verso la donna amata. Alcuni di voi si sono raccontati, aprendosi al confronto, altri sono rimasti in silenzio, in un silenzio profondo e tenero. Quest’anno abbiamo un po’ fatto di testa nostra durante qualche lezione. Siete stati voi, rispettosi dei vostri bisogni e della vostra autonomia critica, a indicare qualche argomento che vi stava più a cuore. Mi viene in mente, uno fra tanti, quello sull’omofobia.

Non ve l’ho mai detto, ma il mio orgoglio, durante il tragitto verso casa, raggiungeva il cielo per come avevate affrontato il dibattito, per la maturità e la libertà con cui vi eravate confrontati. Ricordo anche gli occhi gonfi dalle lacrime, una mattina, quando abbiamo saputo del suicidio di quel ragazzo, quello dai pantaloni rosa, come veniva chiamato dai giornalisti. E ricordo lo sgomento di tanti di voi e il vuoto d’incomprensione, maturato dalle vostre domande. Qualche giorno fa un altro ragazzo si è tolto la vita perché non ha retto il peso dell’emarginazione, era deriso perché omosessuale.

Quando avevo la vostra età, anche io ho pensato più volte al suicidio. Avevo paura del giudizio altrui, mi sentivo sporco, non volevo essere gay. Detestavo il mio corpo, le mie pulsioni più profonde, non sopportavo l’idea di provare istintivamente e naturalmente attrazione verso i ragazzi. Era una lotta continua, una mortificazione costante, avrei preferito morire piuttosto che vivere con quel peso addosso. A scuola mi è capitato molte volte di essere preso in giro dai miei compagni. Mi ricordo che un giorno, mentre ero affacciato alla finestra della mia stanza, un gruppo di ragazzi mi urlò contro “frocio” ed io scappai dentro con un senso di vergogna che, ancora oggi a trentatré anni, rivivo come se fosse successo ieri. Un’altra volta, in classe, il mio professore di religione per attirare la mia attenzione, forse perché ero distratto, mi disse: “senti tu, signorina!”, avevo i capelli lunghi. E potrei continuare, la lista è lunga. Vi raccontavo di me, ragazzi, perché conosco il dolore che si prova, riconosco le paure e quello che passa per la testa di tanti ragazzi e di tante ragazze. In classe abbiamo parlato molte volte del diritto a vivere una vita piena, del diritto alla giustizia sociale, del diritto all’eguaglianza, del valore delle differenze, del rispetto delle minoranze, del vostro impegno di ragazzi e di ragazze nella società, abbiamo provato a immaginare assieme un mondo diverso da quello in cui viviamo.

E nel mondo che abbiamo immaginato assieme vi era anche il diritto ad essere tutelati dalla legge in caso di discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, il diritto ad una vita familiare per gli omosessuali, riconosciuta dallo Stato, il diritto alla paternità e alla maternità per gli omosessuali, il diritto ad amarsi liberamente senza rischiare di essere picchiati per strada e il diritto a non essere discriminati a lavoro. Ma in Italia si discute ancora sull’opportunità di una legge contro l’omofobia, in Italia si invoca il diritto alla libertà d’opinione sugli omosessuali, invocando leggi naturali, morali, credo religiosi, in Italia l’arretratezza dei dibattiti viene spacciata per cultura democratica, l’assenza di una visione complessiva e profonda della realtà corrode ogni spazio di autonomia e lo relega all’ortodossia del pensiero unico. Nell’Italia dei compromessi, delle larghe intese, dell’impunità, delle diseguaglianze sociali, basterebbe dire che la scuola, oggi, sia rimasta l’unico baluardo solido, l’unico spazio capace di produrre sapere critico e di promuovere culture plurali e condivise, per alleggerire il peso delle frustrazioni sociali, generate da decenni di politiche sbagliate e invece la scuola, oggi, respira un’aria torbida, viene indebolita a colpi di riforme ad hoc, senza prospettive lungimiranti. In quel mondo che abbiamo immaginato assieme ci sarebbe stato un posto anche per quel ragazzo che si è suicidato e in quel mondo si sarebbe innamorato anche lui, avrebbe dato il suo primo bacio, avrebbe amato, soffrendo, gioendo e sono certo che ci avrebbe dato una mano a rendere più inclusivo questo nostro Paese.
Con affetto, il vostro Professore

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One thought on “Immaginiamo insieme un mondo in cui essere gay sia del tutto normale

  1. Ancora non riesco a capire come si possa confondere ancora l’amore con il sesso! L’amore è un sentimento meraviglioso e non centra niente con il sesso. Quindi quando due persone dello stesso si amano, si amano e basta. Il sesso è un elemento secondario, in tutte le coppie. Chi lo pone al primo posto, è una bestia e chi lo usa per discriminare, è solo una doppia bestia, soprattutto in cattiva fede.

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