L’assordante silenzio della Curia

Ieri avevamo scritto una nota, che è stata in parte resa obsoleta dagli sviluppi della vicende che commentavamo. La Curia palermitana ieri pomeriggio ha infatti interrotto l’imbarazzante silenzio su un recente scandalo, pubblicando una nota in cui afferma di aver iniziato la procedura del ritorno allo stato laicale del sacerdote condannato, e accusato di nuovi abusi, oltre ad esprimere “vicinanza e solidarietà nei confronti delle vittime di inqualificabili forme di abuso e a quanti hanno sofferto e soffrono per tali incresciosi fatti
Siamo felici che questo comunicato sia finalmente arrivato, e speriamo che, se i fatti saranno confermati dalle indagini, i ragazzi abusati e le loro famiglie possano trovare pace al loro dolore.

Adesso restiamo in fiduciosa e paziente attesa di una presa di distanza dalla polemica aggressiva contro il Palermo pride e contro la presenza del logo del pride tra le immagini che hanno rappresentato la città al Festino 2013. O almeno in un atteggiamento meno aggressivo e insultante nei confronti di migliaia di persone LGBT in futuro

Di seguito la nota da noi scritta ieri.

 

 

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Non è nostra abitudine commentare o intervenire su temi che riguardano l’organizzazione, le dinamiche, o la dottrina della religione cattolica o qualunque altra confessione religiosa: arcigay Palermo è un’associazione laica che si occupa di diritti civili, e nient’altro.

Ma non possiamo non unirci al coro di quanti sono stupiti da un silenzio assordante e doloroso: quello della Curia di Palermo sul secondo arresto di Aldo Nuvola, un prete notissimo in città, sul cui operato emergono ipotesi gravissime, accompagnato da un sottofondo insistente di “lo sapevano tutti”, sussurrato da alcuni, urlato a gran voce da altri.

Non possiamo che stupirci di questo silenzio, sopratutto se paragonato alla solerzia, alla severità con cui la stessa Curia ha tuonato la condanna di progressi di civiltà come le unioni civili o ha crocefisso gli organizzatori del Festino per aver proiettato insieme a 6.000 immagini che rappresentavano Palermo per pochi istanti l’asterisco magenta, il logo del pride che simboleggia la lotta pacifica e legalitaria per i diritti civili, umani e sociali di tutt*, il segno di una manifestazione che ha animato la città e che ha coinvolto, tra village e parata, quasi 200.000 persone.
All’indomani del Festino, un prete che ha un ruolo importante all’interno della Curia cittadina aveva condannato su un social network l’iniziativa degli organizzatori del Festino con parole cariche di odio, violenza, superbia e ideologia, scrivendo di “ideologia omosessualista”, “motivi orgiastici” “insulto alla nobiltà della fede”, “sudicia provocazione” “minoranze che hanno uno sguardo falso e deviato”.

Sulla stessa bacheca, nessuna parola, nessuna condanna, nessuna presa di distanza da un prete che, già condannato a un anno e mezzo di carcere, secondo le nuove accuse, avrebbe abusato di minorenni, li avrebbe indotti alla prostituzione, e sarebbe, secondo quanto pubblicato dai giornali, persino implicato in un omicidio.
Lo stesso prete è stato condannato nel gennaio 2012 per induzione alla prostituzione minorile, ma a quanto sembra non ha subito alcun provvedimento da parte della Curia, ha dato le dimissioni da parroco e da insegnante di religione ma ha continuato a officiare riti religiosi.

Ma a quanto sembra per la Curia, o almeno per alcuni suoi membri, ad insudiciare la città siamo noi, incensurati, persone libere che chiedono pari diritti e pari dignità.

Nella comunità LGBT ci sono molti cristiani e molti cattolici, ed è pensando sopratutto a loro, ed alle famiglie che si rivolgono alla Chiesa per avere una guida autorevole anche non appena scoprono l’omosessualità dei propri figli che continuiamo ad aspettare. Aspettiamo un commento sugli scandali di Nuvola, ma anche la fine di condanne volgari e ingiustificabili, o la fine di pratiche contro i diritti umani come gli esorcismi contro l’omosessualità.

Attendiamo fiduciosi, sperando nella possibilità di un atteggiamento più equo e meno ideologico sui diritti delle persone LGBT, e continuando a lottare per la difesa, la promozione, ed il rispetto dei diritti umani da parte delle istituzioni pubbliche e della società.

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