Conclusa la stagione dei pride… e ora?

Con l’Onda pride, il pride celebrato in contemporanea in 5 città italiane (Milano, Bologna, Napoli, Catania, Cagliari) sabato scorso, si è conclusa la stagione dei pride italiani. 150000

Il pride nazionale a Palermo ha raggiunto dimensioni insospettabili: quasi 100.000 presenze nel pride village più grande d’Europa, che per 10 giorni ha animato i cantieri culturali ala Zisa con dibattiti, documentari, incontri, danza, teatro, concerti, film, mostre d’arte coptemporanea e di di fotografia, feste, animazione per bambini ed altro ancora. Oltre 150.000 persone (135.000 secondo i dati della Questura) alla parata finale del 22 giugno, che fa del Palermo pride uno dei più popolati di sempre (il quinto mai realizzato in Europa: gli altri sono World- o Europride). Contributi di artisti importanti come Ferdinando Scianna, Emma Dante, Daniele Silvestri,  Nada, Pappi Corsicato, Filippo Luna, Massimo Verdastro. L’inaugurazione alla presenza della presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini e della ministra delle Pari Opportunità Josefa Idem. La collaborazione con il Comune di Palermo, prezioso co-organizzatore dell’evento e con la Regione Siciliana, per la prima volta nella sua storia governata da un presidente apertamente omosessuale. La partecipazione di persone di tutti i tipi, le etnie, l’identità di genere, l’orientamento sessuale, che ha reso il Village e la parata un punto di riferimento della città, ed un segno tangibile della capacità della città di produrre cultura e di essere capitale dei diritti e dell’accoglienza. pride 1

Ultime, ma non ultime, vanno ricordate le conquiste tangibili legate direttamente al Palermo pride: il registro delle unioni civili, che appunto grazie al pride e con il contributo di Carlo Verri, consulente del Comune, è diventato reale dopo un percorso accidentato di quasi 2 anni. E la modifica al codice etico di Confindustria Palermo, ovvero l’inserimento dell’articolo “Ogni Azienda associata si impegna al rispetto delle diversità (garanzia di pieno rispetto e di uguaglianza di opportunità sui luoghi di lavoro ai dipendenti glbtq – gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, queer -) per favorire e sviluppare al meglio il potenziale di ogni individuo.”, è un passo avanti, un risultato tangibile di importanza storica.

Per la prima volta da 15 anni, gli hotel e i B&B hanno registrato il tutto esaurito, segno tangibile del potenziale sia del turismo LGBT in senso stretto che di una solida immagine di città dei diritti per l’economia locale.

Gli altri pride italiani locali hanno fatto registrare una buona partecipazione, sia in termini di numeri che in termini di capacità di animazione territoriale, coinvolgimento della “società civile”, capacità di produzione politica e culturale

pride 3All’indomani dei pride, è necessario porsi una domanda: e ora?

Dopo 44 anni dalla rivolta di Stonewall, il movimento LGBT italiano è un movimento maturo, che pretende risposte. E devono essere risposte immediate. La politica italiana non ha più alibi, e gli omofobi, gli intolleranti, i violenti presenti nelle varie coalizioni devono essere isolati, allontanati, spinti alle dimissioni in nome della civiltà che è il necessario presupposto di ogni democrazia.

L’Italia è a un bivio: o ci allontaniamo definitivamente dal mondo dei diritti, continuando a discriminare donne, migranti, persone LGBT, rom, carcerati, etc. (secondo le denunce delle organizzazioni internazionali contro l’Italia) oppure cambiamo rotta, in modo radicale, riconoscendo finalmente pari diritti e pari dignità a tutti/e, e lottando contro le discriminazioni in modo attivo. La scelta è tra seguire il cammino della Russia, dell’Uganda, dell’Iran o raggiungere invece la Spagna, la Svezia, il Belgio, la Francia.

E’ anche importante che il movimento LGBT dimostri di essere all’altezza della sfida: basta con i compromessi con una politica sorda e cieca in cambio di poltrone; basta con le divisioni e le debolezze; basta con l’isolamento; basta con la rigidità di una generazione di militanti che non lascia spazio alle nuove leve. pride 4

Per quanto riguarda noi, Arcigay Palermo, continueremo a dare il nostro contributo a questa lotta per rendere l’Italia un posto migliore in cui vivere. Con i nostri servizi di aiuto alla comunità LGBT, con la raccolta di segnalazioni di discriminazione per conto dell’UNAR, con la pressione sulla politica locale e sui media, con il lavoro di rete con associazioni e collettivi che lavorano nel territorio.

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One thought on “Conclusa la stagione dei pride… e ora?

  1. e ora? Ora si inizia a discutere (quando non litigare), secondo una sorta di “Manuale Cencelli” per i Pride 2014… Se il movimento L+G+B+T fosse realmente maturo (nel suo insieme, perché so quante ottime persone ci hanno lavorato gratis per anni) forse non ci si presenterebbe neanche più con una sigla impronunciabile e che demarca e separa le differenti condizioni che vuol rappresentare fin dal proprio acronimo. Ovviamente è solo l’opinione di chi ha fondato la prima associazione transgender italiana (prima erano transessuali) e che di cose, in 10 anni, ne ha viste tante, forse troppe. So quanto Arcigay Palermo sia tra le poche eccezioni di grande buona volontà, ma è il “sistema” che non funziona. Forse si è formato, involontariamente, sulle stesse modalità del sistema politico generale che, è sotto gli occhi di tutti, ha funzionato come funziona? Non so. Per me questo potrebbe anche essere il mio ultimo post. Abbracci a chiunque faccia militanza con il cuore. Mirella Izzo

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