Guido Galipò scrive ad Arcigay Palermo

Cari Amici e Amiche,

sono Guido Galipò, candidato al Consiglio comunale di Palermo nella lista “FINI-Futuro e Libertà”, e tralascio ogni ulteriore presentazione, sia perché di qualcuno di voi mi onoro di essere davvero amico (come nel caso di Daniela Tomasino, Marco Carnabuci, Antonio Leone e tanti altri), sia perché già Arcigay Palermo ha avuto la bontà di inserire un mio profilo fra i candidati segnalati come “vicini” alle Vs. istanze.
Approfitto allora di questo ulteriore spazio a mia disposizione per andare al sodo di qualcuna di quelle che reputo “buone idee” che possano riscontrare il Vs interesse.
Ho assistito con passione al confronto del 23 aprile fra i candidati sindaci da Voi promosso, ma ho trovato due lacune notevoli. La prima (“obbligata” dalla pioggia incombente, anche se poi non caduta) è stata la mancanza di uno “spazio”
di dibattito per i candidati al Consiglio. Perché se è vero che il Comune ruota in prima istanza, nella sua azione amministrativa, sul Sindaco e sulla sua squadra, è altrettanto vero che è al Consiglio comunale che spetta la determinazione degli indirizzi della politica generale del Comune ed il controllo pervasivo sulle iniziative della Giunta, a cominciare dal bilancio.
La seconda, e a mio sommesso parere ben più significativa ancora, è stata una lacuna di “concretezza”. Tutti, ma proprio tutti gli aspiranti Sindaci presenti hanno giustamente ribadito un sostanziale SI alle “10 Questioni” da Voi poste, hanno
riaffermato il loro alto impegno contro ogni discriminazione di genere, hanno garantito “porte aperte al Comune” in caso di loro vittoria.
Ne gioiamo. Ma sarebbe stato interessante capire, concretamente, il “come” tutto questo avverrebbe o avverrà nella quotidiana, costante azione politica e programmatica del Governo cittadino.
Io, che ritengo che la concreta indicazione del “cosa fare” sia primaria su tutto, in estrema rapidità voglio significarVi per “che cosa” concretamente mi batterò, sia in caso di mia elezione al Consiglio comunale, sia in caso contrario, dato che
in ogni caso continuerei a fare politica e ad avere bocca per parlare, cervello per discernere e movimento per agire.

E dunque: 1. Ritengo necessario che il Comune ratifichi, e soprattutto attui, il Protocollo UNAAR per le pubbliche amministrazioni volto al contrasto, con azioni positive, di ogni discriminazione di genere 2. Ritengo necessaria la creazione di un Tavolo permanente fra Comune, Questura, Prefettura, Procura della Repubblica ed associazioni datoriali e sindacali per la prevenzione ed il contrasto di ogni fenomeno di discriminazione su base razziale o di identità ed orientamento sessuale sul territorio palermitano 3. Ritengo che si debba creare una rete operativa di reciproca e costante collaborazione fra Amministrazione comunale, Circoscrizioni ed Associazioni del Privato Sociale a tutela dei diritti LGBT per consentire la copertura di tutto il territorio comunale con attività di consulting e di concreta, immediata interazione con le persone LGBT che abbiano, per motivi di qualsiasi genere (familiare, lavorativo o psicologico), difficoltà o siano esposti a pericoli per il loro orientamento di vita.

Ciò posto, non ho altresì difficoltà a rammentare la mia condizione di militante di una formazione politica che, con coraggio e novità, nel più generale panorama di una vera “Destra dei diritti” e della persona, in Parlamento lavora, e non da adesso,
con importanti suoi esponenti (penso a Flavia Perina, a Benedetto Della Vedova o a Maria Ida Germontani) ad una seria proposta legislativa di riconoscimento dei diritti e dei doveri di reciprocità fra i conviventi omosessuali ed eterosessuali (sul
modello, ad esempio, delle “Unioni registrate” in Germania), più volte sollecitato dalla Corte costituzionale, civilmente e legalmente sacrosanto e possibilissimo senza in nulla minacciare il primato della famiglia sancito dall’art. 29 della
Costituzione.
Questi i miei impegni davanti a Voi. Affinchè Palermo, oltre che “capitale del Mediterraneo”, possa una buona volta essere culla di un “rinascimento civile” di cui troppo si sente ancora il vuoto, e che è doveroso avere il coraggio di rivendicare
e di intraprendere.

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