Dibattito con i candidati sindaco: il resoconto

Il dibattito, organizzato da Arcigay Palermo per il Coordinamento Palermo Pride in collaborazione con LiveSicilia.it, si è svolto il 23 aprile a villa Filippina. Di seguito forniamo una sintesi dei contributi espressi, rimandando al video integrale per un’informazione più completa.

Presenti all’incontro: Paolo Patanè (presidente nazionale di Arcigay), Daniela Tomasino (presidente Arcigay Palermo) Alessandra Riggio (assessore designato del candidato Alessandro Aricò),  e i candidati sindaco: Marianna Caronia, Fabrizio Ferrandelli, Giuseppe Mauro, Riccardo Muti, Leoluca Orlando. Moderatore: Claudio Reale. 

Dopo una breve introduzione di Claudio Reale, Daniela Tomasino ha messo in evidenza come in un periodo di crisi economica i diritti civili, ed i diritti delle persone LGBT vengano messi spesso in secondo piano, aggravando così la possibilità di discriminazioni, ed ha posto la prima domanda, a cui i candidati hanno risposto a turno (in ordine alfabetico):

1) Qual è la posizione sulle 10 questioni poste da Arcigay, ed in particolare sulle questioni inerenti i servizi sociali, per cui le associazioni LGBT non ricevono alcun sostegno da parte dell’amministrazione pubblica?

Alessandra Riggio: Molte delle 10 questioni sono assolutamente legittime, e da parte nostra ci sarà un’apertura per quello che concerne le campagne di sensibilizzazione contro la discriminazione e l’omofobia. Le circoscrizioni potrebbero aiutare con degli sportelli di counseling e ascolto nei confronti di chi spesso non è supportato nel modo giusto

Marianna Caronia: Condivido quasi la totalità delle questioni che avete posto, che sono quasi tutte volte ad evitare le discriminazioni verso cittadini di una città che dovrebbe avere servizi per tutti, e quindi anche per gli omosessuali. Mi è sembrata molto interessante l’idea di Agedo, che propone un progetto di accoglienza che noi supportiamo. Ritengo che in termini di servizi e di pari opportunità il comune abbia ancora tanto da fare, e in qualità di assessore alle pari opportunità avevamo uno sportello che tra gli obiettivi aveva anche quello di individuare delle politiche volte ad eliminare discriminazioni di qualsiasi tipo.  La mia idea è quella di creare una concertazione stabile con le associazioni che da anni hanno credibilità in questo settore per proporre delle idee per delle iniziative economicamente sostenibili

Fabrizio Ferrandelli: In questa città occorre essere inclusivi e far funzionare i servizi sociali secondo un modello di welfare per tutti. La prossima amministrazione dovrà porre attenzione alla formazione ed alla sensibilizzazione, anche istituendo uno sportello Queer/LGBT, con un  esperto come quello del Comune di Torino che riesca ad essere di raccordo tra istituzioni e associazioni, anche per prevenire e combattere il fenomeno del bullismo. Il welfare di tutti si raggiunge facendo in modo che i servizi comunali siano per tutti i cittadini, secondo una visione inclusiva

Giuseppe Mauro: Siamo nel 2012, la nuova amministrazione deve partire con un percorso formativo sin dai banchi di scuola contro le discriminazioni. 

Riccardo Muti: Qualche mese fa è stato approvato un regolamento (la mozione sulle coppie di fatto, NdR) che risulta essere utile nel momento in cui vengono dati dei servizi nel campo socio-sanitario (per il quale bisogna dialogare con la Regione), nell’ambito dell’istruzione e dell’edilizia privata. L’amministrazione deve fornire servizi di qualità.

Leoluca Orlando: L’amministrazione di una città deve occuparsi dei diritti dei cittadini residenti, ovvero non solo di coloro che hanno un passaporto italiano. Occorre un nuovo approccio culturale, ed è questo che mi ha fatto inserire nel programma che verranno rispettate tutte le carte internazionali dei diritti della persona, anche perché il welfare senza eguaglianza diventa coriandoli e assistenza. Non può esistere un welfare senza eguaglianza: è l’appello che viene dal vostro documento, che recepisco. La rete dei servizi sociali, un’integrazione tra pubblico e privato, una valorizzazione del ruolo del terzo settore: sono tutte cose che devono attraversare i 10 punti che avete elencato. Quanti dei 10 punti realizzeremo dipende dall’emergenza finanziaria, ma abbiamo il dovere di affrontare l’emergenza riconoscendo cittadinanza ed eguaglianza.

2) A giugno, un mese dopo l’insediamento del nuovo sindaco, palermo ospiterà il Palermo pride 2012, la città si è anche candidata ad ospitare il pride nazionale 2013. Quale sarà il vostro atteggiamento per il pride di giugno? Sosterrete la candidatura per il pride 2013?

Alessandra Riggio: Penso che una manifestazione svolta nel rispetto degli altri e della democrazia sia una cosa legittima. Penso anche che nel rispetto di tutti e sopratutto delle famiglie non sia necessario sfilare senza abiti o con costumi particolari e che sopratutto qualora l’amministrazione fosse la nostra, vigileremo sulla presenza di striscioni provocatori e offensivi [voci di contestazione- NdR]

Marianna Caronia: Una manifestazione promossa da un’associazione che intende in maniera pacifica, discreta e sobria dimostrare il proprio codice di valori non può essere bloccata in alcun modo. Ma ritengo che un appello alla sobrietà e ad evitare gli eccessi sarebbe auspicabile per chiunque. oggi il segnale che dovrebbe essere condiviso da tutti è quello della tolleranza assoluta; da tutti, sia da parte vostra, che avete organizzato quest’incontro che da parte di chi ha un altro punto di vista, nel rispetto della democrazia e della convivenza civile.

Fabrizio Ferrandelli: In questi anni il mio impegno è stato costante: ho partecipato alla prima manifestazione contro l’omofobia (nel 2010, NdR) e ho dato una mano alla realizzazione dei due precedenti pride che sono stati dei momenti di grande festa per i cittadini palermitani, come ha dimostrato il gran numero di partecipanti. Il pride nazionale può essere l’occasione per la promozione della nostra città, che deve essere conosciuta  a livello nazionale e internazionale come una Palermo  dell’inclusione sociale, città moderna, città dell’accoglienza, capitale del rispetto dei diritti di tutti e di tutte

Giuseppe Mauro: Assoluto sostegno alla manifestazione di giugno, e poi penso che l’amministrazione debba essere parte integrante nell’organizzazione della manifestazione del prossimo anno, che si deve svolgere nella massima correttezza reciproca, in modo da permettere la condivisione assoluta di chi la pensa in maniera diversa. E’ una manifestazione come tutte le altre, che necessita quel rispetto reciproco di tutti i punti di vista e di tuti i pensieri.

Riccardo Muti: Pieno sostegno da parte del comune di Palermo al pride: questo deve rientrare tra le iniziative di formazione e sensibilizzazione che il comune si è impegnato a realizzare con una mozione approvata 2 anni fa. Il pride deve avere il pieno appoggio del comune. Noi abbiamo sempre partecipato al pride, abbiamo dato il nostro contributo per la realizzazione dei pride, per quanto abbiamo potuto, e non ci tireremo indietro per il prossimo e per l’eventuale pride del 2013. E’ un percorso che va fatto tutti insieme, perché il cambiamento culturale è un elemento su cui bisogna crescere tutti insieme

Leoluca Orlando: Piena condivisione. Credo che sia molto opportuno il richiamo alla sobrietà. Ma, per quanto riguarda me, se sarò sindaco, la sobrietà è quella dell’amministrazione comunale, perché non usi questo come pretesto per mortificare i diritti di tutti e di ciascuno. [Applauso – NdR] Mi sembra che siamo tutti d’accordo su questo in quest’incontro: che io sia sndaco o cittadino, vivrò in una città  dove c’è un sindaco che garantirà i diritti di tutti e di ciascuno.

3) Il comune di Palermo ha varato un registro delle unioni civili, che è rimasto sulla carta. Nel caso in cui diventaste sindaci, cosa farebbe la vostra amministrazione? E come riempire di diritti questo registro?

Alessandra Riggio: Una precisazione: la sobrietà di cui prima, è solo un modo di dire che tutte le manifestazioni si devono svolgere nel rispetto reciproco. Se si sfila con striscioni provocatori nei confronti di altri o in modo eccentrico, non è …[contestazioni dal pubblico] Ci sono a volta striscioni provocatori, ma non solo nelle vostre manifestazioni, è una questione di democrazia. Riguardo alle unioni civili, io penso che l’amministrazione comunale su questo tema possa fare poco: si tratta di materia parlamentare. nella misura in cui dovessimo contribuire per renderli effettivi, gli stessi diritti che acquisisce un coniuge dovrebbero andare anche a tutti gli altri.

Marianna Caronia: Ho avuto modo di esprimermi sulla materia come membro della commissione sul disegno di legge presentato all’Ars. La mozione votata in consiglio comunale, così come la legge, hanno solo valore politico, non hanno concreto riverbero sulla vita della comunità degli omosessuali. Io propongo di approvare in tempi brevi quello che era l’articolo tre della legge che era stata proposta all’Ars, che riguarda i diritti in materia di salute e prestazione sanitaria, equiparando i conviventi di qualunque sesso alle persone sposate. Questa è una cosa che può produrre un effetto concreto. Per la mia formazione culturale e religiosa non sono esattamente d’accordo con le unioni di fatto, ma nell’ottica della comprensione reciproca e della compresenza di tutti quelli che la pensano in modo differente, credo che bisognerebbe fare qualcosa per produrre effetti concreti per le esigenze e le istanze che voi giustamente rivendicate in merito ai diritti che influiscono nella vita di tutti i giorni. Io mi farò portatrice di quest’emendamento, che stralcerò dal disegno di legge, proponendo questa norma che mi sembra una norma di civiltà e rientra nelle competenze esclusive della Regione.

Fabrizio Ferrandelli: Vorrei ricordare che il primo firmatario di quella mozione sono proprio io. [applauso]  Ho accettato anche il confronto critico che si è concluso con l’aggressione di poco fa. Non ritengo solo necessario normare le unioni civili nella nostra città, ma ritengo che dobbiamo fare ancora altro. Voglio ripetere il concetto espresso prima, quello della creazione del Servizio Lgbt nel comune di palermo, una struttura che deve fare tra ponte e da cerniera tra le associazioni e le istituzioni, con l’istituzione anche di una figura di un esperto che sia coordinatore, e in questo spero che Luigi Carollo mi voglia dare una mano.Dobbiamo anche lottare per far entrare il comune nella rete Ready, che è la rete tra enti locali che sta promuovendo le buone pratiche di inclusione sociale. Questi due provvedimenti possono essere un passo avanti nella promozione della nostra città a livello internazionale

Giuseppe Mauro: Nel rispetto del pensiero di tutti, è scontato che le unioni vanno normate in alcuni passaggi quale quello della sanità perché non se ne può fare a meno. Vanno psti in essere una serie di atti concreti che permettono a tutti di essere salvaguardati a 360°.

Riccardo Muti: Noi siamo favorevoli alle unioni di fatto, ci mancherebbe. In questo devono essere coinvolti tutti gli uffici competenti. A questo non possiamo non affiancare la creazione di un osservatorio sulle discriminazioni. Penso che questo sia fondamentale. Una parentesi: non penso che tutti i candidati siano d’accordo, altrimenti non si capisce come mai siamo così arretrati rispetto a quello che il mondo ci insegna. 

Leoluca Orlando: In effetti il percorso della legge contro l’omofobia non è stato un percorso di unanimità: c’è chi ha subito una sconfitta da un punto di vista parlamentare perché non è riuscito a far approvare quello che Paola Concia ed altri, insieme avevamo pensato di portare avanti. Ma il tema è un altro. Cosa sono le unioni civili? Sono uno strumento di riconoscimento di diritti, niente di più e niente di meno. Ecco perché io ho detto di sì a tutte e 10 le questioni: perché non mi fa paura dire che oltre a una forma di organizzazione familiare, la famiglia, in cui io mi riconosco, esisto anche altre altre forme di organizzazione familiare, di riconoscimento dei diritti individuali. Non capisco perché si parli di amore e di rispetto  se si tratta di famiglia, e non si possa parlare di amore nel caso delle coppie di fatto.

Ringraziamenti di Claudio Reale, conclusioni di Paolo Patanè

Paolo Patanè: Io concluderei partendo da quello che Palermo è: la quinti città di questo Paese, in un momento in cui la politica si è bloccata, in una fase in cui il Parlamento si è avvitto su un’agenda politica che sembra escludere qualunque ragionamento che non sia quello strettamente economico. Quello che a me piacerebbe che da Palermo partisse è un modo di declinare il ragionamento sui diritti civili, sui diritti delle persone LGBT ma sui diritti di tutti, che non appaia come svincolato dal ragionamento sull’emergenza economica. Oggi ragionare di diritti delle persone non significa parlare di altro, significa parlare di una crisi che tocca tutti i poveri, e maggiormente i poveri di diritti. Di una crisi che non ha sbocchi se non si immagina il tema della convivenza civile come un tema essenziale per la ricostruzione di questo paese. Questo Paese non uscirà mai dall’emergenza se la riflessione economica non sarà accompagnata da una riflessione sul concetto di equità e da un ragionamento sul concetto di ripresa di occupazionel di rilancio del paese. Questo significa che se da Palermo arriverà sui diritti civili, sui diritti delle persone LGBT qiuesto tipo di ragionamento, da Palermo arriverò un ragionamento “altro” sulla crisi economica di questo Paese, non solo di questa città e di questa regione, e sul rilancio di tutto il Paese,  non solo di questa città e di questa regione. Questo il primo punto che a me sembra essenziale.

Perché la comunità LGBT nazionale ha una grande attesa nei confronti di queste elezioni? Palermo avrà il pride nazionale del 2013, ma mi piace sottolineare che il pride a Palermo in questi 2 anni ha dato un contributo a questa città. Un contributo alla cultura, alla civiltà ed alla democrazia di questa città. Perché il pride non è solo la parata che conclude il pride: è un percorso, un ragionamento politici, un’articolazione culturale di eventi. E da questo punto di vista il pride a Palermo ha contribuito a introdurre in quello che poteva essere un fatto narrativo dei diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans, i problemi di questa città, i disagi di chi è disoccupato o di chi perde il lavoro, i disagi delle famiglie che non arrivano alla fine del mese e da questo punto di vista la comunità LGBT attraverso il pride ha offerto un ragionamento sull’inclusione sociale e sulla coesione.

Ecco perché la comunità LGBT da una città che nel 2013 farà il pride nazionale in un momento fondamentale per la vita del paese si aspetta che l’amministrazione sappia accompagnare questa indicazione culturale che io ritengo oggi di dover riconoscere come un tributo alle associazioni LGBT e non solo LGBT che qui hanno fatto un grande pride in questi anni, dando una lezione a tutta la comunità LGBT nazionale. Io dico grazie per quello che avete fatto in questa città, perché siete stati veramente straordinari, e dico grazie anche alla città che questo lavoro l’ha accompagnato in maniera forte. Certo, non esistono ricette miracolose, si che le risorse sono quelle che sono, ma il ragionamento sui servizi alle persone LGBT introduce un elemento: è vero, ci sono livelli normativi diversi, e le competenze dello Stato centrale sono quelle che debbono risolvere alcuni temi importanti  quali il riconoscimento normativo delle coppie dello steso sesso. Ma da una città come Palermo può partire un elemento chiave, che è la laicità.  Cos’è una coppia stabile convivente o non convivente? E’ quella che realizza una solidarietà reciproca, morale e materiale. E in nome di che cosa questa solidarietà reciproca non dovrebbe essere riconosciuta laicamente come un valore fondante del bene comune per tutta la società? Quest’approccio laico, che scardina qualunque approccio ideologico, rende giustizia meramente alla verità. 

Quella a cui abbiamo assistito oggi è una bella pagina di partecipazione politica perché ci dice che questi temi, sopratutto se declinati in relazione alle problematiche complessive della società, non sono temi che appartengano a una o all’altra parte, i meglio non dovrebbe essere così: sono temi che appartengono alla democrazia e alla civiltà di un paese. All’estero il pride non è un problema per nessuno, ma è un’opportunità. All’estero le questioni LGBT non sono né di destra né di sinistra, ma sono di tutti. In Inghilterra Cameron sostiene il matrimonio tra le persone omosessuali. Perché continuare a ricondurre questi ragionamento a una dimensione che non gli appartiene e che li affossa in un reticolo che non fa il bene di nessuno? Oggi qui al di là dei punti di vista diversi io credo che un apprezzamento a questa partecipazione debba essere dato, e penso che Palermo, che, ripeto, avrà il pride nazionale nel 2013 possa dare un contributo al rilancio di tutto il Paese. Questo paese ha bisogno di sindaci illuminati, di amministrazioni illuminate, ha bisogno dell’aiuto della politica che viene dal basso per ripartire. Ecco cosa ci aspettiamo tutti da Palermo.

NdR: le contestazioni, come gli applausi, sono stati limitati a beneficio della possibilità di poter permettere a tutti i candidati di potersi esprimere ed a causa del poco tempo a disposizione. Il dibattito finale non si è potuto svolgere come previsto a causa della pioggia.