Le reazioni al comunicato su Romeo

Leggendo su Twitter e su Facebook alcune reazioni (minoritarie, per fortuna) al ns. comunicato in risposta alla dichiarazioni del cardinale Romeo, il nostro stupore non può che aumentare.

Mettiamo un po’ di punti fermi:

  • come abbiamo scritto, rispettiamo e difendiamo il diritto di tutti di dire la propria opinione (salvo, naturalmente, i casi di incitamento alla violenza e calunnia). Anche il nostro diritto di dire la nostra, di rispondere pubblicamente a delle affermazioni che ci riguardano è sacrosanto e sancito dalla Costituzione. Nel caso di un’associazione di promozione sociale, questo diritto diventa un obbligo morale. Non staremo mai zitti.
  • il Comune è la casa di tutti i cittadini, a qualunque confessione religiosa appartengano (e naturalmente anche di atei ed agnostici). Ospitarvi un rito religioso è inopportuno, e lede i diritti di chi non appartiene a quella confessione in particolare
  • Approfittare di un rito religioso che si svolge in una sede pubblica per fare politica, per cercare di influenzare degli amministratori eletti ed in particolare per indurli a negare il riconoscimento dei diritti di una minoranza è un atto che si commenta da sé
  • a delle dichiarazioni basate su convinzioni personali, noi abbiamo risposto citando un documento che è alla base del nostro vivere comune e che anche l’Italia si è impegnata a rispettare: la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea
  • i consiglieri comunali e tutti gli amministratori della cosa pubblica devono essere indipendenti, ed hanno l’obbligo di rispettare le differenze che compongono la comunità
  • una famiglia è “costituita da un gruppo di persone che vivono insieme” (come insegna persino wikipedia), ovvero un gruppo domestico co-residente. Nel corso dei secoli e dei millenni e in posti differenti ha avuto declinazioni differenti. In altre parole, la famiglia mononucleare non è un’imposizione divina, ma una costruzione sociale, imposta come dominante in Occidente nel corso della rivoluzione industriale.
  • le coppie di fatto etero- o omoaffettive oggi in Italia sono discriminate. Un lavoratore gay, ad es., paga con le proprie tasse per i permessi familiari dei suoi colleghi “regolarmente” sposati. Ricordiamo ancora con dolore e vergogna il caso di Adele Parrillo, compagna decennale di una delle vittime di Nassirya, non ammessa ai funerali di Stato
  • uno Stato che discrimina, che distingue e penalizza è per definizione ingiusto e non equo