In risposta al cardinale Romeo

Ieri 1 gennaio, durante la tradizionale messa di inizio anno al Comune di Palermo, il Cardinale Romeo ha commentato nell’omelia la recente approvazione da parte del Consiglio comunale di una mozione a favore delle unioni civili. Il cardinale ha dichiarato “a proposito della famiglia, lasciate che, come padre e pastore di questa amata Chiesa di Palermo, rivolga proprio oggi e proprio all’interno di questo Palazzo di città, un accorato appello perché tutte le istituzioni si adoperino responsabilmente per salvaguardare il carattere sacro e di insostituibile valore dell’unione fra un uomo e una donna: è all’interno della famiglia che il dono della vita può fiorire e svilupparsi perché essa è punto di riferimento, è il primo ambiente in cui l’uomo si relaziona, è il primo luogo di formazione psicologica e morale di ogni persona. La sua legge non può essere cambiata, perché è scritta nella natura dell’uomo stesso“.

Rispettiamo tutte le opinioni, e difenderemo sempre il diritto di tutt* di esprimere la propria opinione, anche quelle di chi discrimina.

Ma la Palermo che sogniamo è “più bella, più accogliente, più onesta, più laboriosa”, come ha detto il cardinale, e quindi attenta ai bisogni di tutt* i cittadini, indipendentemente dal fatto che siano sposati o meno, che siano o meno eterosessuali.

Una Città che accoglie e rispetta tutti e tutte, in cui sia assente “qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale“, come recita l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. In altre parole la città che vorremmo è accogliente ed equa nei confronti di tutt*.

Stupisce che sia proprio il Pastore dell’Arcidiocesi palermitana a fare simili dichiarazioni, Chiesa che nella sua pratica quotidiana si contraddistingue per la capacità di accogliere tutti, senza distinguo o preconcetti. E stupisce oltretutto che queste dichiarazioni vengano pronunciate in un luogo istituzionale, nello stesso Palazzo delle Aquile in cui il Consiglio comunale, coraggiosamente e con grande partecipazione trasversale negli ultimi 12 mesi ha deliberato per ben due volte contro le discriminazioni. Da parte nostra chiediamo con forza che gli amministratori del Comune, della Provincia, della Regione e dello Stato si battano e si impegnino per garantire a tutti la pienezza dei diritti di cittadinanza e la possibilità di vivere con dignità.

Rivolgiamo in particolare un pensiero a quanti, proprio in questi giorni, vedono concretizzarsi il rischio di essere espulsi dal mondo del lavoro: speriamo che i gestori della cosa pubblica siano in grado di far fronte alle emergenze che derivano dalla crisi economica, e che nel farlo non discriminino tra persone sposate e non sposate.

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